Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Un contadino contro le radiazioni.

Leggo con un certo disagio di un contadino giapponese, Naoto Matsumura, che rifiuta di abbandonare la sua città, evacuata dopo il disastro della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Ha deciso che la cosa più importante è curare gli animali, i suoi e quelli abbandonati dagli altri.

Al primo impatto, potremmo pensare che è un po’ matto, e cambiare pagina con un mezzo sorriso. Mezzo, perché comunque sappiamo che sta probabilmente accorciando in modo significativo la sua vita.

Secondo me, però, questa notizia merità più di un’occhiata superficiale. Quest’uomo non si batte per risolvere i problemi causati da una catastrofe naturale, da un attacco terroristico, da una guerra. All’origine del disastro c’è, prima di tutto, la convinzione dell’uomo di poter piegare la natura ai propri voleri. L’uomo ha costruito centrali nucleari in molte parti del mondo. Sono belle, piccole, efficienti e pulite, finché tutto va bene. A volte non va tutto bene. Nella storia (cinquantennale) delle centrali nucleari ci sono stati diversi incidenti gravi, Harrisburg, Sellafield, Chernobyl, Fukushima, per citare i più famosi. Per gli ultimi due è stato necessario istituire una “zona di esclusione”, un’area inabitabile di decine di chilometri quadrati. Il numero di morti provocate da questi incidenti è ignoto, difficile da calcolare, spinto in una direzione o nell’altra per interessi politici contrapposti. Ci sono delle certezze, comunque, poche, ma ci sono. Primo, non esistono impianti sicuri al 100%. Non possono esistere, è una legge di natura, come il secondo principio della termodinamica. Secondo, quando si verifica un incidente, l’impatto potenziale è enorme. Terzo, perché si verifichi un incidente grave, serve una catena di eventi sfortunati, ma, si sa, la sfortuna esiste. Tutti gli incidenti più gravi della storia dell’energia nucleare sono dovuti a una serie di errori umani e problemi tecnici, davvero catene sfortunate micidiali. Ma cionondimeno, fatti accaduti.

Per capire Naoto Matsumura, inoltre, bisognerebbe prima aver capito il Giappone, e questo non è facile. Io, del Giappone, so pochissimo, ad esempio. Quando pensiamo al Giappone, fatalmente, pensiamo all’altissima tecnologia, ai palazzi delle grandi città, al treno superveloce. Il Giappone è anche tutt’altro: un imperatore tradizionalmente di discendenza divina, un fortissimo legame con le tradizioni, templi di legno e carta di riso tra i palazzi delle grandi città. Il rapporto con la natura, in Giappone, è qualcosa di molto più profondo che in occidente. Le case sono costruite per sopportare le bizze della natura. La religione scintoista prevede riti per placare la forza della natura. Il giapponese cerca la sintonia con la natura. Preservare qualcosa di ciò che vive nella città di Tomioka, per il signor Matsumura, deve essere qualcosa di assolutamente naturale.

Chi è il matto, allora?

PS: mentre scrivevo questo post, avevo in mente una persona speciale, dalle cui parole ho imparato qualcosa sul Giappone. Cercando ioeilmiopc dovreste trovare qualcosa di suo.

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