Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Un anno dopo.

Un anno fa si verificava il terremoto di Sendai e del Tōhoku, nono grado della scala Richter, il peggior terremoto deella storia in Giappone e il quarto in assoluto. Il terremoto, ma ancora di più il successivo maremoto, ha causato oltre 15000 vittime e danni incredibili.

A me due cose hanno impressionato davvero e continuano ad impressionarmi.

La prima, il terribile incidente alla centrale nucleare di Fukushima Dai-Ichi. Io sono un fisico e, nelle settimane successive al disastro, un sacco di gente mi ha chiesto spiegazioni. Quelle spiegazioni non le avevo, ho dovuto studiare un po’, per dire qualcosa che non fosse del tutto campato per aria. Oggi possiamo guardare a quelle giornate convulse con più calma e cercare di riassumere in poche parole cosa successe e come stanno andando avanti le cose ora. Immediatamente dopo il terremoto i reattori sono andati al minimo, in automatico. Questo li mette in condizioni di massima sicurezza. Un reattore al minimo, però, produce ancora calore, circa il 7% della potenza nominale. Cioè un sacco. Tutti i sistemi di raffreddamento erano in funzione, finché non è arrivato il maremoto, che ha portato via corrente, tubi e pompe e ha allagato le sale di controllo. Stanze piene di computer allagate d’acqua di mare, tutto fuori uso. Lì è partito il surriscaldamento dei noccioli, la parziale fusione del core, le esplosioni di idrogeno e ossigeno prodotti dalla dissociazione dell’acqua, l’evacuazione di una zona di 20 chilometri di raggio. I lavori di messa in sicurezza continuano, la centrale verrà dismessa e l’area, prima o poi, tornerà abitabile. Ci vorranno decenni, probabilmente. Tutto questo per dire che, anche se siamo superbravissimi a costruire una centrale nucleare (ma vale anche per un impianto chimico o per qualsiasi altra cosa), prima o poi succede la catena di eventi disgraziati che provoca il disastro. Dopo il disastro vengono gli eroi, quelli che la centrale l’hanno messa in sicurezza, “con supremo spirito di abnegazione e sprezzo del pericolo”. Ovvero, rischiando la pelle per il bene della collettività, per evitare che il disastro dventasse ancora più grande.

La seconda cosa che mi ha impressionato è questa compostezza, questa dignità e questo anteporre il bene della collettività al bene individuale. Non ho visto scene di disperazione, ho visto gente con tanta voglia di ricostruire, con la rassegnazione di chi è abituato da tutta la vita a vivere in un territorio a rischio, con la consapevolezza che da ciascuno da solo non avrebbe potuto fare molto, ma che ognuno doveva fare qualcosa, per sé e per gli altri. Persino le grandi multinazionali, quelle del profitto ad ogni costo, hanno interrotto la produzione per non utilizzare energia elettrica in un momendo di carenza. I risultati si vedono, strade ricostruite, case in ordine, macerie sparite. Non voglio fare confronti, qui, con quello che in frangenti del genere succede in Italia. Vorrei solo esprimere tutta la mia ammirazione per il popolo giapponese.

Parlavo ieri con un’amica giapponese. In Giappone, i guerrieri avevano un particolare codice d’onore, chiamato bushido. Una cosa diversa dall’onore come lo intendiamo noi. Il bushido è l’onore, con in più la giustizia e la pietà. Quando lei mi ha chiesto in cosa differisse dal concetto di onore che abbiamo in Italia, le ho risposto che il nostro è come il bushido senza giustizia e senza pietà. Hanno sempre qualcosa in più, e non sono aggeggi elettronici. Sono quello che li rende un popolo capace di rialzarsi dopo qualunque disgrazia che li colpisca.

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