Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Dante è razzista, pare.

La notizia pirotecnica di oggi è che un gruppo di ricerca sui diritti umani ha definito la Divina Commedia un’opera razzista, per cui si solleva qualche dubbio sull’opportunità di insegnarla nelle scuole. Queste persone hanno delle ragioni. Dante non è tenero con gli ebrei, ma anche con i musulmani e con gli omosessuali. Sicuramente, una lettura acritica della Divina Commedia potrebbe far passare un messaggio poco edificante agli studenti. A me pare però abbastanza evidente che “lettura acritica della Divina Commedia” sia un ossimoro. Ciò non vuol dire che un approfondimento critico mirato a dare una migliore visione d’insieme non solo della Divina Commedia, ma di tutta la letteratura che si studia nelle scuole, sia auspicabile.

Una cosa su tutte che io trovo deprecabile è il disallineamento dei programmi di studio. Soria, storia dell’arte, storia della letteratura vengono studiate ciascuna secondo i suoi tempi. Lo studente (io non ero uno studente brillantissimo, OK, ma facciamo finta che capissi le cose così posso usare me stesso come esempio) studia argomenti profondamente legati tra loro non con la sincronia che gli consentirebbe di imparare di più e di faticare di meno. Allora si studia Dante non con il Medio Evo, ma spalmato su tutta la storia post-classica. Studiandolo insieme al Medio Evo, l’antiislamismo si spiegherebbe da solo, considerando che Dante inizia a scrivere nel 1304 e l’ultima crociata era finita, con la cacciata dei cristiani dalla Terra Santa, nel 1291. Negli anni di attività di Dante, inoltre, gli ebrei iniziavano ad essere marginalizzati dalla società italiana ed europea, dal Concilio Laterano IV (1215), in cui si stabiliva che dovessero vestirsi in modo riconoscibile, fino alla cacciata degli ebrei sefarditi dalla Spagna del 1492. Quindi, l’atteggiamento razzista che con gli occhi del lettore del XXI secolo vediamo in Dante non era, con ogni probabilità, così evidente al lettore del suo tempo.

Io credo che facendo studiare la storia e la letteratura in parallelo (e possibilmente in modo approfondito), questa inattualità di Dante per quel che riguarda il dialogo interreligioso possa essere compresa dai giovani, anche quelli non particolarmente dotati come me. In effetti, però, Dante aveva una visione molto squadrata di chi era con lui e chi era contro di lui: i secondi li ha messi tutti all’inferno. Al XXXIII canto, ad esempio, si legge

Ahi Genovesi, uomini diversi
d’ogne costume e pien d’ogne magagna,
perché non siete voi del mondo spersi?

Forse, come genovese, dovrei avercela anche io un po’ con lui.

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