Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Anche la Formula 1 è in crisi.

Seguo la Formula 1 da quando ero piccolino. Probabilmente non è una cosa di cui andare particolarmente fieri, ma tant’è. Ricordo l’incidente mortale di Elio de Angelis, le sfide tra Lauda e Prost prima e tra Prost e Senna poi, l’anno in cui Mansell e la Williams erano invincibili, le interviste di Eddie Irvine e un’infinità di altre cose.

Ricordo i motori turbo, poi gli aspirati fatti ognuno a modo suo, poi gli aspirati con disegno bloccato. Le sospensioni attive e la loro messa al bando. I rifornimenti sì, no, sì e di nuovo no. L’elettronica, dalla sola radio a macchine quasi telecomandate. I circuiti storici, Hockenheim, Silverstone, Monaco, Monza, Montreal, Spa, Imola, Suzuka, quelli che sembrava che non se ne potesse fare a meno, e poi ho visto che di qualcuno si poteva fare a meno. Ho visto, direi, più del 90% delle gare che si sono disputate negli ultimi 25 anni. Non voglio fare un discorso nostalgico, però.

La crisi della Formula 1 viene finalmente a galla, perché per la prima volta, a quanto pare, il budget complessivo è inferiore a quello del campionato di calcio di Serie A. Considerare la crisi solo dal punto di vista economico, però, mi pare un po’ riduttivo: scendono le sponsorizzazioni e gli investimenti delle case automobilistiche, ma perché? Perché le gare sono noiose. Niente di più semplice. Meno semplice è capire perché le gare sono noiose, o almeno deve essere molto complesso capirlo se sei Ecclestone o Todt (e prima di lui Mosley).

Io qualche idea me la sono fatta.

Per prima cosa, i circuiti di Formula 1 stanno diventando tutti uguali. L’architetto Tilke, che ha disegnato tutti i curcuiti nuovi e tutte le modifiche recenti ai vecchi, sarà ricordato come una sciagura. I suoi circuiti sono tutti uguali. Stesse velocità medie, stesse curve lente, stesse curve veloci. Con un setup, la macchina va bene su tutti. Zero incognite.

La seconda tragedia è l’elettronica. Una macchina di cui una schiera di ingegneri ai pit sa tutto in tempo reale è una macchina da cui si può tirare fuori il massimo senza nessuna possibilità di errore. Sempre. Soprattutto se i circuiti sono tutti uguali. Tutte le macchine vanno al massimo, ma sono sensibilissime, in questo massimo. Esci dalla traiettoria e rallenti subito. Ergo, non farai mai un sorpasso. Mai.

Allora inventiamo l’ala mobile, che grazie al cielo non ha ancora dato problemi di sicurezza, e speriamo che duri. Inventiamo il KERS, che è una tecnologia vecchia per le auto da strada e malfunzionante in gara, e facciamo un regolamento per cui queste cose si possono usare a condizioni particolarissime, con proliferare di lucette e pulsanti sul volante. Volante, cloche, un volante dovrebbe essere rotondo, o almeno sulla mia macchina è rotondo.

Inventiamo poi un modo demenziale di fare le prove cronometrate, “per lo spettacolo”, tanto bello, come spettacolo, che biglietti al venerdì e al sabato non se ne vendono più. Facciamo in modo che non si possa cambiare setup tra sabato e domenica, così chi parte davanti sarà il più veloce per tutta la gara. Andiamo in posti assurdi per fare gare assurde dove non ci sono spettatori, ma solo sponsor.

La Formula 1 ha inseguito troppo i soldi e ha smesso di essere prima di tutto un gioco. Per forza c’è crisi.

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