Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Dialogo e perdono.

Questa notizia è una delle più belle che mi ricordi, riguardo la crisi israelo-palestinese. Noam Shalit, il padre del soldato israeliano tenuto sotto sequestro per 5 anni da Hamas, si candida in politica e spinge perché si riapra il dialogo con tutte le forze in campo.

La questione israelo-palestinese è antica e praticamente tutta la popolazione dell’area ha vissuto tutta la vita in stato di guerra. La via per la pace è estremamente ardua e i tanti morti da entrambe le parti sono un fardello pesantissimo per chiunque si prodighi per la risoluzione del conflitto. Nonostante tutto, leggere di qualcuno che ancora ci crede, di qualcuno che ha avuto per anni il timore che il figlio potesse essere vittima di questo conflitto, a me rassicura.

Mi rassicura particolarmente la volontà di Noam Shalit di voler coinvolgere nel dialogo di pace anche Hamas. Naturalmente, anche lui pone delle condizioni, come il riconoscimento dello stato di Israele (non riconosciuto da una trentina di stati appartenenti all’ONU, finora): questo riconoscimento non sarà facile da ottenere, ma non è una chiusura a priori, e questo è già importante. A quello che si legge sui giornali, Hamas, in particolare nella striscia di Gaza, non è “un’organizzazione clandestina”, ma sostanzialmente rappresenta l’ossatura dell’Autorità Nazionale Palestinese sul territorio. Hamas controlla scuole, ospedali, polizia. Questo vuol dire che gode dell’appoggio (e può influenzare) di una grossa fetta della popolazione palestinese.

Forse sbaglierò, ma credo che Hamas sia un interlocutore essenziale per il processo di pacificazione, soprattutto dopo la morte di Arafat, che ha portato Fatah ad avere un ruolo più marginale nel panorama politico palestinese. Per questo, spero che il messaggio di Noam Shalit arrivi in alto.

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