Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

La gente e lo stato.

Vedo proliferare su Facebook e Twitter scritte del tipo “sopra la gente lo stato campa, sotto lo stato la gente crepa”. Questo è un modo di manifestare il proprio malcontento che mi trova in disaccordo per diversi motivi.

Primo, odio gli slogan. Uno slogan è un modo per veicolare un’informazione in modo tale da richiedere all’interlocutore non un’analisi critica, ma una adesione o una contrapposizione ad un’idea. In generale, questo mi piace poco, soprattutto perché spesso a determinare la risposta non è la validità dell’idea espressa, ma la forma in cui viene espressa, o ancora peggio il timore di essere giudicati male se non si aderisce all’idea stessa. In questo caso, si persegue esattamente questa via: se tu non sei d’accordo con il mio slogan, sei colluso con la cricca che si arrichisce alle nostre spalle.

Secondo, non è “lo stato” ad aver portato nello stato di difficoltà in cui è l’Italia, ma un sottoinsieme di alti funzionari dello stato che non fanno il loro dovere come si deve. Lo stato sono anche i medici che fanno al meglio il loro lavoro negli ospedali, l’antimafia, gli insegnanti precari e i giovani ricercatori che cercano di non scappare all’estero, cioè io. La generalizzazione a tutto l’apparato statale è una distorsione della realtà.

Terzo, far pagare le tasse non è uno sfizio che lo stato si toglie. Le tasse servono per restituire al cittadino dei servizi. Non voglio entrare nel merito di come sia fatto nella realtà, solo dire che lo stato, secondo me, ha l’obbligo di garantire un certo numero di servizi, come sanità, istruzione, sicurezza, trasporti, ai cittadini, anche a quelli che non hanno la possibilità di pagare. Negli Stati Uniti, ad esempio, la sanità non è garantita per tutti i cittadini: le tasse sono molto basse, ma un cittadino deve pagarsi un’assicurazione o le cure in ospedale. Nel primo caso spende alcune migliaia di dollari l’anno, nel secondo parecchie migliaia di dollari (un parto in ospedale può costare da 5000 a 10000 dollari, salvo complicazioni, una degenza almeno un migliaio di dollari al giorno e così via).

Oggi ci lamentiamo di tasse molto alte, ma dovremmo esserci abituati. Dal 1992 la pressione fiscale in Italia è sopra il 40% e dal 2007 oltre il 43%: quest’anno toccherà un picco stimato intorno al 45%, sempre di più, ok, ma trovo molto più drammatico il mancato adeguamento dei salari all’inflazione, che ha portato l’Italia ad essere uno dei paesi con i salari più bassi in Europa (questa peraltro è una questione annosa). Questo vuol dire, tra l’altro, che il 45% di uno stipendio italiano è circa la metà del 48% (pressione fiscale in Svezia) di uno stipendio svedese. Il risultato netto è che lo stato italiano deve funzionare con meno soldi (per cittadino) dello stato svedese, quindi i servizi che può restituire al cittadino sono inferiori. Prima di abbassare le tasse, mi chiederei se non sarebbe meglio alzare gli stipendi.

Ultimo, ma più importante di tutti, la gente è lo stato. O almeno, dovrebbe essere lo stato. La gente dovrebbe smettere di vedere lo stato alternativamente come un nemico da cui difendersi o un pollo da spennare. La contrapposizione tra gente e stato è pericolosa e potenzialmente degenerativa. Prendendo (indegnamente) spunto da Wu Ming, una frase come “sopra la gente lo stato campa, sotto lo stato la gente crepa” può sembrare né di destra né di sinistra, ma a me fa venire in mente l’ultradestra americana del Tea Party.

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5 risposte a “La gente e lo stato.

  1. v. 28 marzo 2012 alle 11:01

    in realtà la pressione fiscale eliminando il sommerso, e quindi la pressione fiscale REALE, è del 55%.
    l’aumento dell’iva è stata una misura a brevissimo termine che ha generato una diminuzione dei consumi. che a sua volta alimeterà la recessione.
    noi non siamo lo stato. dovremmo esserlo, ma mai c’è stata distanza maggiore tra la gente e chi dovrebbe rappresentarla. io non mi sento più parte di niente. mi sento solo sfruttata senza avere niente in cambio.
    http://www.repubblica.it/economia/2012/03/23/news/confcommercio_il_pil_2012_caler_dell_1_3_-32068612/

    • unbombarolo 28 marzo 2012 alle 12:08

      Ho letto questa cosa del sommerso. Tolto che c’era anche prima, quindi il discorso sulla “piccola variazione” di anno in anno resta vero, il sommerso fa risparmiare molti soldi ad alcuni (quelli che non pagano le tasse) e pochi a molti (quelli che si fanno fare un lavoro in nero e così via). Che poi questo dato venga dalla Confcommercio quando, a giudicare dai recenti blitz della GdF, proprio tra i commercianti l’evasione sembra molto diffusa, lasciami dire che fa sorridere.
      La tua sensazione è quella di tanta gente, comunque. Anche io mi sento poco rappresentato dalla mia classe politica, ma non mi sto candidando in nessun partito, quindi, alla fine, vuol dire che mi accontento di come è.
      Quello che voglio dire è che tra la gente e lo stato c’è scollatura, come dici tu, ma se da una parte è colpa di chi ha gestito lo stato, che si è progressivamente allontanato dalla gente, dall’altra è colpa della gente che glielo ha lasciato fare.

      • v. 28 marzo 2012 alle 16:29

        io sono una commerciante.
        che paga le tasse. tutte.
        e quindi sto per chiudere.
        perchè pago le tasse. troppe.
        forse è per questo che questi dati mi fanno sorridere un pò meno.

      • unbombarolo 28 marzo 2012 alle 16:49

        Ho letto il tuo post e immaginavo il tuo stato d’animo. Per prima cosa, vorrei esprimere la mia vicinanza in questo momento: qualche mese fa un mio amico ha deciso di chiudere un negozio fondato dal padre cinquant’anni fa e non era così contento neppure lui. Quello che vorrei dire è che sì, tu paghi le tasse e rimani strozzata, ma è chi non le paga che ti ruba, prima dello stato che te le chiede, ed è il livello basso degli stipendi che impedisce alla gente di venire a comprare in un negozio che, da come lo descrivi, doveva essere davvero carino e pieno di cose carine. Carine ma non economiche, temo. Allora, la maggioranza della gente avrà preferito andare dove si spende poco e si compra roba meno bella, ma va be’, intanto con la crescita la maglietta per il bambino mica deve durare più di un paio di mesi, no?
        Per quel che riguarda i dati, nel fine settimana scorso la GdF ha fatto quasi 400 controlli a Genova e ha trovato irregolarità nel 77% dei casi. Io penso che non siano andati a caso, ma che siano andati a cercare dove avevano idea di trovare qualcosa, quindi non credo che ci siano irregolarità nel 77% degli esercizi commerciali. Credo però che ce ne siano un numero abbastanza grande. Io non sono un esperto di studi di settore, so che sono largamente opinabili, ma certi numeri risultano comunque un po’ stridenti:
        http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/17/Tassisti_orefici_guadagnano_meno_degli_co_8_120117043.shtml

  2. roby 5 aprile 2012 alle 23:48

    05/04/2012 … com’è intenso, profondo e attuale questo aforisma … fesso, demagogo, irreale e ipocrita, è colui che lo giudichi come una demagogia!

    … SOPRA LA GENTE, LO STATO CAMPA …
    … SOTTO LO STATO, LA GENTE CREPA! …

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