Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Nirvana.

Oggi è il diciottesimo anniversario della morte di Kurt Cobain. Kurt Cobain non è stato forse un artista di altissimo livello, forse le sue canzoni non sono profonde o musicalmente valide come quelle di qualcun altro, ma sicuramente è stato un personaggio particolarmente influente negli anni 90. Hanno fatto tre dischi, un unplugged dei più famosi e poco altro. In queste poche cose sta la maggior parte del movimento grunge.

Io credo che chi era adolescente nella prima metà degli anni 90 abbia subito l’influenza dei Nirvana, o del grunge, volente o nolente. Il grunge ci ha cambiato i vestiti, i capelli, l’umore. Usciva Bleach e improvvisamente gli anni 80 sono finiti. Fine dei jeans attillati, fine del kiodo lucido, fine dei capelli cotonati. Non dico che sia merito di Bleach, dico che Bleach (come tante altre cose) è stato uno dei punti di svolta. Improvvisamente eravamo tutti meno impegnati a mostrarci ricchi e carini, tutti un po’ arrabbiati e tutti più pronti ad un po’ di intimismo.

Perché i testi dei Nirvana sono tristi. Parlano di gente che perde, nella vita. Parlano di gente che va all’inferno, dopo morta. Parlano di cose di cui abbiamo paura. Stupri, sociopatia, rifiuto della società, depressione, violenza, amore problematico, famiglie incasinate. Ce n’è per tutti i gusti. La musica poi è piuttosto basilare, sia come struttura strofa-ritornello-strofa, che come sonorità, un po’ punk e un po’ metal, fatte di solo chitarra, basso e batteria. Musica pesante, con la voce del cantante trascinata e quasi sofferente. Bisogna essere dell’umore giusto, per apprezzarla.

Quando sono di cattivo umore, la apprezzo un sacco ancora oggi, vent’anni dopo. A volte la gente mi chieda se quella musica non mi deprime ancora di più. La risposta è no. Assolutamente no. Il pregio più grande che trovo nella musica dei NIrvana è quello, parlando un linguaggio triste, di entrare in sintonia con l’ascoltatore (o almeno l’ascoltatore “me stesso”) e farlo sentire meno solo nei momenti difficili. Farlo sentire compreso.

Tutti abbiamo qualcosa sulla nostra strada che ci impedisce di raggiungere la felicità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: