Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Nuove droghe: feniletilamina.

21 settembre 2007: Jack Cole, ex agente della polizia del New Jersey, 26 anni di servizio di cui 14 sotto copertura, infiltrato tra spacciatori e malavita organizzata, visita la redazione del Los Angeles Times e rilascia un’intervista. In quest’intervista spiega perché, dopo una vita passata all’antidroga, Cole è diventato un sostenitore dell’antiproibizionismo. Secondo lui, il proibizionismo ha una serie di effetti deleteri, tra cui:

  • aumento del fascino esercitato dalle droghe sui giovani;
  • mancanza completa di controlli sulla qualità del prodotto;
  • ghettizzazione degli utenti;
  • aumento degli arresti e delle detenzioni per tossicodipendenti;
  • aumento spropositato dei profitti per chi gestisce il mercato.

Cole nell’intervista dice: “non è particolarmente cool trovarsi tra amici per una canna, se è la stessa cosa che fa tua nonna per curare il glaucoma”. Il fascino del proibito esiste ed è un forte motore della società. Le sostanze con cui le droghe vengono tagliate sono potenzialmente pericolose e, cosa particolarmente grave per l’eroina, fanno sì che la reale quantità di principio attivo in una dose sia conosciuta con una certa indeterminazione. Si stima che un buon numero di morti per overdose sia dovuto ad una errata valutazione del taglio e quindi ad una dose eccessiva assunta per sbaglio. La ghettizzazione degli utenti ha portato, in particolare negli anni 80, al proliferare di malattie a trasmissione ematica, a causa del riutilizzo delle siringhe da parte di più utenti. Inoltre, l’aumento delle detenzioni di tossicodipendenti non ne aiuta il reinserimento sociale, aumentandone per contro la ghettizzazione.

Un discorso a parte merita il tema dei profitti. Il tè, all’ingrosso, costa circa 3 dollari al chilo. In negozio lo possiamo trovare a, diciamo, 50 dollari al chilo. La marijuana, come processo produttivo, non è incredibilmente lontana dal tè, quindi possiamo pensare che il suo costo iniziale possa essere simile, ma, quando arriva sul mercato, il suo costo è di migliaia di dollari al chilo. È sicuramente più difficoltoso e pericoloso trafficare in marijuana che in tè, ma il margine di guadagno sembra interessante persino a me che di economia non capisco nulla.

Io credo che uno dei problemi più grossi, nella regolamentazione delle sostanze stupefacenti, sia la distinzione tra le varie categorie di droghe. Anche perché il modo in cui si fanno le categorie non è, necessariamente, univoco. Uno potrebbe fare una scaletta per il grado di assuefazione, e allora il tabacco sarebbe più cattivo della marijuana, o per il danno fisico diretto, e allora gli steroidi anabolizzanti sarebbero più cattivi dell’LSD, o per il danno sociale indotto, e allora l’alcool se la giocherebbe per i primi posti. Io penso che un parametro valido potrebbe essere il rapporto tra la dose minima per avere un effetto psicotropo e la dose minima per avere danni permanenti sull’organismo. Non potrebbe essere l’unico, ma potrebbe essere uno di quelli validi per distinguere tra “droghe leggere” e “droghe pesanti”. In Italia, la legge Fini-Giovanardi stabilisce invece che tutte le sostanze comprese in una certa lista sono uguali, dalla salvia divinorum all’eroina. Non credo che questo approccio sia premiante, in termini di contenimento del danno provocato dalle sostanze d’abuso.

In quella lista, peraltro, manca una delle sostanze psicotrope più efficaci, la feniletilamina. Simile alle amfetamine, crea dipendenza ed assuefazione. È una sostanza euforizzante, stimolante, regola l’umore e l’appetito. L’organismo la produce quando ci si innamora. In natura si trova principalmente nel cacao.

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