Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Animali fantastici.

Il mondo degli animali è estremamente variegato, ogni anno decine di nuove specie vengono scoperte in qualche foresta, in mare, nei deserti. Sicuramente un sacco di apecie animali ci è ancora sconosciuto, sicuramente molte specie si sono estinte senza che nessuno le catalogasse. Questo lavoro di tassonomia è iniziato con Linneo e ancora continua: specie che si credevano uguali si sono trovate diverse, specie che si credevano diverse sono state riconosciute come uguali. Ogni nuova specie occupa una casella nuova nell’ecosistema globale, come l’ennesima tessera di un mosaico fantastico.

La conoscenza del mondo animale procede e si assottiglia lo spazio incognito dove ancora vivono animali di cui la gente ha sentito parlare, che qualcuno giura di aver visto, na che, in fondo, chissà se ci sono davvero. Sicuramente ce ne sono un sacco, praticamente ogni bosco, lago o vallata ne ha uno, come ci insegna Borges. Che poi, io non ne sapevo niente, finché non ho trovato Tegamini di Borges sulla mia strada. Centoventi creature fantastiche, del cielo, della terra e dell’acqua, da ogni parte del mondo, grandi, piccole, buone e cattive. Centoventi sono tante, ma sono convinto che, come per le nuove specie identificate nell spedizioni del National Geographic, ce ne siano, nascoste tra gli arbusti dei ricordi dei vecchi, un sacco di più.

Almeno una ci deve essere, perché sta nei boschi delle colline del ponente di Genova, e non c’è nel libro di Borges. Si chiama Muiùn, ed è cattivissimo. In certi scritti in genovese si trova scritto Moión, ché il genovese si può scrivere in due modi, ma io preferisco il primo, che ha regole di pronuncia più simili all’italiano. Ma parlavamo del Muiùn, che è un serpente cattivissimo che non lascia scampo a chi lo incontra. All’origine, il Muiùn è una vipera. Per la precisione, una vipera maschio: dalle descrizioni, è un po’ una sorta di patriarca delle vipere maschio del posco, perché di Muiùn ce n’è sempre uno solo. Quando un Muiùn muore, il vipero più grande del bosco si trasforma in Muiùn a sua volta e ne prende il posto.

Della vipera, però, il Muiùn mantiene poco. Perde la coda e cresce fino alla dimensione dell’avambraccio di un uomo. Gli crescono delle zampe, secondo alcuni con gli artigli, secondo altri solo abbozzate (ma forse quest’ultimo era un Muiùn giovane, ancora nella fase di evoluzione). Gli crescono le scaglie sulla schiena, come spine, o setole molto grandi. Sulle testa ne ha di particolarmente grandi, forse alcune fungono anche da padiglioni auricolari. Ma la cosa più pericolosa del Muiùn è il suo respiro. Il Muiùn emette un fiato dall’odore pestilenziale, come di carogne e zolfo, che si sente anche a grande distanza. Ed è meglio mantenersi a grande distanza, quando lo si sente, perché oltre ad essere nauseabondo, è anche tossico e provoca malattie a chi non si allontana rapidamente.

Qualcuno ritiene di averlo intravisto, molti (me compreso) hanno sentito il suo odore, in certi boschi. C’è chi dice di averne trovato la carcassa senza vita, ma nessuno ne ha uno impagliato in casa. I vecchi del paese, però, mi dicevano dell’ultimo incontro ravvicinato, avvenuto almeno una cinquantina d’anni fa. Pare che un uomo del paese, un giorno, sia tornato da funghi molto agitato e spaventato, per aver dovuto fronteggiare il Muiùn che gli sbarrava la strada, in quest’atomsfera mefitica. Molti non gli credettero e lo presero anche in giro, ma pochi mesi dopo il pover’uomo scoprì di avere la tubercolosi, e morì. Ciascuno pensi quel che vuole, del Muiùn, ma io, se sento un odore strano nel bosco, cambio strada.

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