Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Nerd alla conquista di Wall Street.

Un branco di ingegneri ed informatici sta facendo un sacco di soldi in borsa, non grazie alle loro conoscenze economiche, ma, fondamentalmente, alle trasformate di Fourier. La notizia può sembrare bella, un grido di speranza per tutti quelli che, studiando una materia scientifica, pensano che il loro destino sia segnato  lavorare per sempre in un ambiente tecnico-scientifico arido e povero di stimoli, e soprattutto ad avere uno stipendio limitato, indipendentemente dalle loro capacità. La notizia diventa meno bella se si pensa alle conseguenze di una cosa del genere.

Già il mercato azionario, per chi, come me, ancora pensa che i soldi si facciano lavorando, è un qualcosa di poco chiaro. Gente compra e vende quote di aziende (e ancora ci posso stare) o di debiti (e qua ci sto già meno) e in questa operazione fa dei soldi. Io credo, ma forse è una mitizzazione di un passato che non ho visto con i miei occhi, che la Borsa sia nata per vendere quote di aziende, in modo che i compratori potessero poi trarne giovamento attraverso i dividendi. Ha senso, sei padrone del 3% di una fabbrica di chiodi e ti emtti in tasca il 3% dei guadagni che fai vendendo chiodi. Ora, ma forse è solo una mia impressione, i dividendi sono secondari, mentre la compravendita è il vero core business della finanza.

Un buon investitore, quindi, è chi “annusa” che un titolo salirà, lo compra a prezzo basso e lo rivende prima che ricominci a scendere. Non gliene importa nulla che faccia assicurazioni, automobili o mine antiuomo: deve comprare mentre sale e vendere prima che scenda. Questo vuol dire che, in media, le azioni cambiano di mano molto rapidamente e che il loro valore, essendo determinato da quante se ne vendono e quante se ne comprano, cambia altrettanto rapidamente. Inoltre, spesso cambia con una certa ciclicità, con salite e discese cicliche.

L’accelerazione delle variazioni delle quotazioni aveva creato mostri, come gente che comprava al mattino e vendeva alla sera, senza mai coprire gli acquisti (i saldi si facevano a fine contrattazione). Si è intervenuto con un regolamento più severo, ogni volta che qualcuno ideava un trucco per fare soldi “a discapito degli altri”. Il mercato autoregolante aveva bisogno di regole, altrimenti un gruppo di squali lo avrebbe divorato. Oggi questi squali non sono finanzieri spregiudicati, ma matematici che programmano un computer e lasciano fare a lui. Interpreta i trend, compra e vende in pochi secondi e realizza guadagni molto piccoli, ma ogni volta guadagni.

Il problema di questo meccanismo è che, se il volume di transazioni da lui generato diventa statisticamente rilevante, può pilotare il mercato in modo “autonomo”, verso una crescita incontrollata o un crollo. Questo fa molta paura, e probabilmente qualcuno inventerà un intervallo minimo tra acquisto e vendita di azioni. Questo gruppo di nerd ottimizzerà i suoi algoritmi, e vedremo come andrà a finire. Se però questo gruppo di nerd riuscirà a scardinare definitivamente la centralità dei mercati finanziari nell’economia globale, dovremo innalzare loro monumenti in ogni città.

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