Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Creare ricchezza.

“Creare ricchezza” è una locuzione di cui ignoro il significato. Nelle moderne economie il primo indicatore per valutarne la salute è il PIL: le cose vanno bene se cresce, male se ristagna, malissimo se scende. Quindi, bisogna creare sempre più ricchezza, per andare bene. Ecco, io non capisco come sia possibile.

Diciamo che in un paese si distribuiscano stipendi, complessivamente, per 1 miliardo di euro in un anno. In quello stesso anno, una parte di quel miliardo, diciamo 400 milioni, andranno in tasse, 500 milioni in spese e 100 milioni in risparmi. Se il sistema è chiuso, tipo la Corea del Nord, o il mondo nel suo complesso, l’anno successivo ci saranno solo 900 milioni per pagare stipendi alla gente. Di quelli, 360 andranno in tasse, 450 in spese eccetera. Voglio dire, se la gente mette da parte soldi, (la gente in senso lato, le aziende, o gli Stati) il quantitativo di denaro circolante diminuisce, per cui indipendentemente da quante auto si fabbricano, da quante case si costruiscono, da quante patate si coltivano, non si crea nuova ricchezza. Si può vendere tutto, ma la somma di tutti gli incassi sarà meno dell’anno precedente. A meno che qualcuno faccia debiti, sia uno Stato (come succede da noi) o i singoli (come succede, ad esempio, negli Stati Uniti). In un sistema chiuso non ci sono altre vie: oggi, visto che se Fitch declassa la Spagna tutte le Borse europee perdono un sacco, siamo di fatto in un sistema chiuso.

Prima poteva funzionare: uno Stato, diciamo la Germania, produceva un sacco e vendeva fuori dei suoi confini, facendo uscire materiale e facendo entrare denaro: questo era crescita per loro e decrescita per qualcun altro. In alternativa, si poteva fare come le grandi potenze coloniali: rubare da qualche parte per arricchirsi. Questo però funzionava bene finché l’impero era in espansione, poi smetteva di funzionare, per ovvi motivi. Il Regno Unito però ci dà uno spunto interessante: avendo la stessa moneta da secoli e secoli, si può calcolare il “costo della vita” medio dalla metà del XIII secolo fino ad oggi. Grazie a diversi siti (io ho usato Lawrence H. Officer and Samuel H. Williamson, “Graphing Various Historical Economic Series” MeasuringWorth.Com, 2012) si può mettere in un bel grafico, tipo questo:

L’inflazione nasce nello stesso momento in cui si stabilisce che la crescita del PIL indica la salute di un’economia. Non vorrei passare per teorico del complotto, ma questo a me sembra un esempio di autoreferenzialità. L’economia deve crescere, i prezzi devono crescere, la gente deve fare debiti, deve circolare il denaro. A che scopo, non lo so.

La mia sensazione, magari semplificando troppo, è che debba valere anche in economia qualche forma di “secondo principio della termodinamica”: la ricchezza non si crea e non si distrugge, cambia forma soltanto. E spesso, in questi cambiamenti, qualcuno se ne trattiene una fettina.

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