Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Questa è una sfida (culinaria).

Sono un fan di Chiara Maci, secondo me è un inno alla gioia di vivere in carne ed ossa, quando sorride di fronte ad un piatto ben cucinato. L’ho vista in TV, poi ho iniziato a leggere il blog che cura con sua sorella Angela e oggi mi sono imbattuto in questa sfida. Ora, a me piace mangiare. Mi piace anche cucinare e mi piace anche il vino. Nel complesso, se volete invitarmi a cena, mi fate un grosso regalo, ma può essere che non lo facciate al vostro portafogli.

Comunque, la sfida consiste nel proporre un piatto veneto da abbinare ad un vino veneto, a scelta tra 4 DOC interessanti e abbastanza varie. Io sono ligure e in Veneto ci sono stato poche volte, ma c’è un piatto, semplice e tradizionale, che mi è rimasto impresso, da una trasferta a Padova nel 2002. I bigoli in salsa.

I bigoli sono delle specie di grossi spaghetti ruvidi, fatti di farina di grano tenero e acqua, magari qualche ricco ci metteva anche l’uovo e qualche povero la farina integrale, ma il concetto resta quello dello spaghettone. L’importante è che sia ruvido, per raccogliere la salsa, e tenero, per cuocere omogeneamente anche se è grosso.

La salsa per i bigoli è semplice anche lei. Si prende della cipolla, bianca e tanta, si fa soffriggere piano piano in tanto buon olio, finché non si ammorbidisce bene, e si aggiungono filetti di acciughe salate. A noi del nord-ovest piò ricordare un po’ la bagnacauda, ma con la cipolla al posto dell’olio. Cipolle e acciughe si devono disfare, nella loro lenta cottura: se necessario si può aggiungere dell’acqua di cottura dei bigoli, per mantenere la salsa ben morbida. Quando i bigoli son cotti, si possono far saltare un attimo nella salsa, impiattare e condire. Tanto è semplice quanto è saporita. Secondo me, si abbina bene con il Soave DOC, un vino bianco a base di Garganega della provincia di Verona. Giusto corpo, giusta morbidezza, profumo più avvolgente che fresco o delicato, dovrebbero farne un vino ideale per l’acciuga salata, che caratterizza il piatto.

Nel servizio, per rendere il piatto più carino, ed evitare di dare una connotazione troppo regionale al tutto, aggiungerei un filetto di acciuga intero e magari una piccola julienne di cardo gobbo bollito (verde), finocchio (bianco) e peperone (rosso), a ventaglio, su un lato del cestino di bigoli.

Ecco, ho appena finito di cenare e mi sta già tornando appetito!

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