Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Sul verbo “coventrizzare”.

Questo è un post serio. Dopo 67 anni il Regno Unito ha inaugurato un monumento alle vittime dei bombardamenti delle città tedesche nella seconda guerra mondiale. Sessantasette anni sono parecchi, ma i bombardamenti alleati sulla Germania sono stati particolarmente cruenti e sanguinosi: anche per chi la guerra l’ha vinta, per parecchio tempo sono stati un motivo di vergogna più che di vanto. Intere città sono state rase al suolo, coventrizzate, come si dice: i tedeschi, nell’autunno del 1940 rasero completamente al suolo Coventry, senza guardare a case, chiese, ospedali. Furono poi ripagati con bombardamenti violentissimi su Colonia, Berlino, Amburgo, Dresda e molte altre città. Il bombardamento di Dresda è forse il più noto.

Ho avuto la fortuna di passare due settimane a Dresda. È una città bellissima. Il centro è stato ricostruito, in gran parte ai tempi della DDR e anche le periferie hanno una ricchezza e una dignità che molti quartieri popolari italiani sognerebbero. Dresda è la capitale della Sassonia, regione dalla quale proveniva buona parte della nomenklatura politca ed economica. Sicuramente questo ha avuto un ruolo determinante nella ricostruzione così accurata. Il centro cittadino è un susseguirsi di monumenti barocchi (ricostruiti) di grande bellezza ed impatto, al punto da valere il soprannome di Firenze dell’Elba a Dresda. Oggi Dresda è gemellata con Coventry e in diversi luoghi è ospitata la Croce di Chiodi di Coventry, un simbolo di riconciliazione che appare in diversi luoghi simbolo della seconda guerra mondiale e non solo (nessuno in Italia, peraltro).

Non tutti i monumenti del centro di Dresda sono stati ricostruiti ai tempi della DDR. Come monito ed esempio, la Frauenkirche era rimasta letteralmente un cumulo di detriti fino alla riunificazione. Da qualche anno è stata riaperta al pubblico, bellissima.

I blocchi neri sono originali, ancora portano i segni delle bombe incendiarie angloamericane. Quelli chiari sono nuovi. Questa chiesa è uno degli edifici in pietra più alti che si trovino a nord delle Alpi. Un tripudio di colori e decorazioni al suo interno incredibile: colori pastello, finezza, eleganza, leggerezza.

(Questa foto l’ho fatta anche se non si poteva, ma ho chiesto prima il permesso al guardiano sassone, che me lo ha magnanimamente concesso, avrà capito che ero italiano). Al culmine della cupola si trova una croce in ferro dorato. Quella croce è la fedele riproduzione della croce originale che, durante i lavori di restauro, è stata rinvenuta tra le macerie. È stata forgiata da un fabbro di Coventry, figlio di un pilota della RAF che aveva partecipato al bombardamento. Oggi la croce originale sta dentro la chiesa, nera testimonianza di quel febbraio 1945 in mezzo ai colori della ricostruzione. Dopo il bombardamento tutta la città doveva essere così. Nera. Bruciata. Contorta.

È una visione molto forte. Andate a Dresda, è una città bellissima e fermatevi 5 minuti davanti a questa croce, ne vale la pena.

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