Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

I sette problemi del Millennio.

Questo post inizia parlando di matematica, ma l’argomento principale è una persona, quindi non spaventatevi.

Alla fine del millennio scorso, il Clay Mathematics Institute ha identificato sette problemi in matematica pura, irrisolti dopo decenni o secoli di ricerca, e messo in palio, per ciascun problema, un milione di dollari. Non è il caso di addentrarsi nei tecnicismi di questi sette “Millennium Problems“, di fatto solo uno di essi potrebbe avere un impatto immediato sulle nostre vite. Per questo, due parole vale la pena spenderle. Si tratta delle nostre password informatiche, che vengono crittografate sfruttando il fatto che, per trovare la chiave per decifrarle, ci vuole un sacco di tempo. Notare bene, non è impossibile, è solo molto lungo. Questo “molto lungo” è legato al numero di tentativi che bisogna fare prima di trovare la soluzione, che cresce molto rapidamente: se qualcuno riuscirà a dimostrare che quel problema può essere risolto in modo più veloce (se riuscirà a riportare un problema di classe NP ad un problema di classe P), tutte le nostre password diventeranno insicure da un momento all’altro. Speriamo non sia possibile.

I problemi del millennio non sono una invenzione del Clay Institute: nel 1900, Hilbert elencò 23 problemi aperti che, secondo lui, se risolti, avrebbero dato un impulso determinante alla matematica e alla scienza in generale. Moti dei problemi di Hilbert sono stati risolti, uno (la congettura di Riemann) è stato riproposto un secolo dopo, uno è irresolubile, diversi sono ancora aperti o hanno una soluzione parziale o troppo vaga. L’intento di Hilbert, comunque, era buono e il suo elenco funzionò veramente come volano per le ricerche successive.

Dei problemi del millennio, uno è stato risolto in pochi anni, la congettura di Poincaré. Il lavoro fondamentale per la sua dimostrazione è dovuto ad un matematico russo, Grigorij Jakovlevič Perel’man. Perel’man è un tipo strano. Geniale fin da bambino, non ha mai dato tanta importanza ai suoi lavori, al punto da non pubblicarli se non sul web, o su riviste di secondo piano (che in ambito scientifico è sostanzialmente equivalente a non pubblicarle proprio). Ciononostante, l’importanza di questi lavori non è passata inosservata: nel 2006, dopo che altri, formalizzando in modo completo le idee di Perel’man, hanno mostrato che da queste si poteva dimostrare la congettura di Poincaré, sono arrivati i riconoscimenti ufficiali, la medaglia Fields (il più ambito riconoscimento tra i matematici, per i quali non esiste un premio Nobel) e il milione di dollari del Clay Institute.

Perel’man ha rifiutato entrambe le cose. A quel che se ne sa, vive in un piccolo appartamento in una casa popolare dell’epoca di Khrushchev con l’anziana madre, in condizioni umili, a San Pietroburgo. Tutto questo per dire che, quando incontrate qualcuno con un aspetto strano in metropolitana, le apparenze potrebbero ingannare.

La foto viene da Repubblica.it, dai tempi che erano ancora seri.

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