Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Archivi Mensili: agosto 2012

Io Masia non lo capisco.

Ogni lunedì, per tutto l’inverno, Fabrizio Masia, direttore di EMG, ha snocciolato sondaggi elettorali al TG di Mentana, su La7. Attraverso l’ottimo sito del Governo http://www.sondaggipoliticoelettorali.it è possibile vedere i risultati di diversi sondaggi, tra i quali gli ultimimesi di rilevazioni di EMG: in particolare, ho guardato dal 6 marzo al 31 luglio. I sondaggi sono fatti attraverso interviste telefoniche, scegliendo un campione della popolazione in modo “mirato”, perché sia rappresentativo. Il campione è, in ogni sondaggio, di 1000 persone.

Guardo i dati di un partito piccolo, il PSI. Nei vari sondaggi le stime danno (in oridne cronologico) 1.2%, 1.3%, 1.2%, 1.2%, 1.3%, 1.4%, 1.4%, 1.3%, 1.3%, 1.3%, 1.3%, 1.4%, 1.2%, 1.2%, 1.3%, 1.3%, 1.2%, 1.2%, 1.2%, 1.3%, 1.2%. Contando che, dei 1000 intervistati, circa la metà dichiara di non voler andare a votare o di non aver ancora deciso per chi votare, queste percentuali corrispondono sempre a 6 o 7 persone che dichiarano di voler votare PSI. Ora, 21 casi non sono un’enormità di dati, dal punto di vista statistico, ma qua c’è qualcosa che non mi spiego. Diciamo che in media ci aspettiamo 6.5 voti per il PSI: allora, facendo tanti campioni tutti equivalenti, ci dovremmo aspettare una fluttuazione di ±2.5 voti tra un campione e l’altro. Questo vuol dire che, anche senza contare che dal primo all’ultimo sondaggio sono passati quasi 5 mesi, da un sondaggio all’altro mi dovrei aspettare (molto grossolanamente) da 4 a 9 voti, ovvero percentuali tra lo 0.8% e l’1.8% circa. Una fluttuazione di questo tipo sarebbe comunque statisticamente irrilevante. Contando inoltre che i campioni sono diversi, perché fatti a tempi diversi, ci dovrebbero essere fluttuazioni ancora più grandi.

Invece no. Il PSI prende sempre gli stessi 6 o 7 voti, nei sondaggi di Masia. Non sono sicurissimo di come dare un valore numerico a questa coincidenza, ma, per i ricordi vaghi di statistica (studiata 15 anni fa) che ancora ho, direi che fare 21 campioni di una distribuzione di Poisson con media 6.5 e ottenere sempre 6 o 7 dovrebbe essere estremamente improbabile. Diciamo che non dovrebbe esserci più di una probabilità su 100 miliardi, che è come dire che c’è il 99.999999999% di probabilità che ci sia qualcosa che dovrei chiedere a Masia per capire come è riuscito ad ottenere questo risultato.

Update: al 18 settembre il PSI è accreditato da Masia dell’1.4%. La serie statistica è sempre più improbabile.

ILVA a Taranto, che facciamo?

Mi ero imposto di non scrivere nulla finché non avessi finito un altro lavoro, ma, evidentemente, la cosa sta andando troppo per le lunghe e questa storia è troppo incredibile per me.

Qualcuno si è accorto che l’ILVA di Taranto inquina. Be’, congratulazioni per l’acume. Ora c’è un procedimento giudiziario, il GIP ha chiesto il fermo degli impianti e il Governo ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la Procura. Sembra incredibile, ma pare sia vero. Ora, non vorrei che qualcuno pensasse che sono insensibile ai problemi ambientali. Tutt’altro, penso che la salvaguardia dell’ambiente (e non solo della salute delle persone) sia un dovere imprescindibile di tutti.

Altre cose mi lasciano perplesso. Mi lascia perplesso che un giudice con un’ordinanza possa fermare un impianto di quelle dimensioni (ci lavorano oltre diecimila persone, almeno il doppio contando l’indotto, e per far ripartire l’area a caldo ci vogliono mesi) con una semplice ordinanza, penso a cosa poteva fare il Tribunale di Milano se avesse accolto l’esposto del CODACONS contro i motori diesel di qualche settimana fa. Mi lascia molto perplesso, sommamente perplesso, il fatto che questa richiesta di stop sia motivata con l’urgenza di fermare l’emissione di inquinanti.

Ho provato a cercare ILVA Taranto 2001 su google. 2001 è un anno a caso, tanto per dire un po’ di tempo fa. Ho trovato con una certa facilità questo e questo. La seconda intervista, in particolare, è molto istruttiva. Spiega da dove viene la maggior parte dell’inquinamento, da cosa è costituito, perché aumenta e cosa andrebbe fatto per risolvere il problema. Cose che sanno fare, ad esempio, a Kharkiv, in un impianto costruito ai tempi dell’URSS.

È curioso come, dopo averci messo anni e anni ad accorgerci che la cokeria inquina, nella settimana di ferragosto tutte le istituzioni dello stato fanno le corse per capire se fermare la produzione o no. Se fossi il GIP, non dormirei tranquillo.