Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Archivi Mensili: settembre 2012

Monti-bis, forse stiamo scherzando.

Mario Monti è stato chiamato dal Presidente della Repubblica a formare un governo e ha ricevuto la fiducia dalle Camere, esattamente come tutti i governi che l’hanno preceduto. Da questo punto di vista, il suo è un governo come tutti gli altri. Sotto molti altri punti di vista, invece, non lo è. Nasce come governo “tecnico”, ovvero formato da personalità di spicco ed autorevolezza non legate esplicitamente ai partiti: sarebbe bello se i governi “politici” fossero formati da personalità di spicco ed autorevolezza legate esplicitamente ai partiti, ma forse è chiedere troppo. Il governo tecnico ha un ruolo specifico, tamponare una situazione di crisi assumendo su di se il malcontento della gente. Per questo, nessun leader politico riteneva, alla vigilia, possibile un Monti-bis. Sui giornali e sui social network girano decine di notizie, commenti e altro che indicano Monti come il responsabile della crisi, l’emissario delle banche e dei poteri forti, come il male, in una parola: secondo me, chi mette in giro questo ritratto di Monti protegge i veri colpevoli della situazione in cui ci troviamo, situazione che si è generata negli ultimi decenni e non negli ultimi mesi.

Io, comunque, non sono qui per difendere Monti, perché, seppure devo ammettere che fa MOLTE cose, rispetto a chi lo ha preceduto, INFINITAMENTE PIÙ cose di chi lo ha preceduto, devo anche dire che molte di quelle cose non le condivido, a partire dall’aumento dell’IVA (sull’IMU, ad esempio, ci sarebbe da discutere secoli, ma non è il mio scopo ora). Quello che mi stupisce è che da giorni si parla di Monti-bis. Un secondo governo Monti andrebbe bene a CEI, FIAT, Confindustria, parte dei sindacati. Meno entusiasmo lo raccoglie tra i partiti, ma ad esempio Casini sarebbe pronto a sostenerlo. Lega, IDV e Grillo invece hanno fatto di Monti il nemico numero 1, per cui si sprecano in insulti e delegittimazioni. Grillo lo chiama sistematicamente Rigor Montis, tra l’altro. Solo io trovo estremamente fastidioso chi storpia i nomi del “nemico” per ridicolizzarlo? Grillo che parla a migliaia di persone del Presidente del Consiglio non sta facendo una battuta al bar tra amici, credo, dove questo tipo di linguaggio mi sembrerebbe appropriato.

Comunque, la notizia è che Monti si dà disponibile per un eventuale Monti-bis, peraltro mettendoci molti se e molti ma, e i partiti capiscono di avere una credibilità talmente bassa da rendere quest’ipotesi estremamente allettante per molti. Quello che stupisce è che non si rendano conto che, dichiarando che un Monti-bis è fondamentale per mantenere la credibilità del Paese all’estero, dichiarano anche che nessun altro leader politico attuale ha la benché minima credibilità. Più che appoggiare un Monti-bis, dovrebbero andare a nascondersi.

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Est modus in rebus.

Ovvero, le cose vanno fatte nel modo giusto. Un paio di decenni fa scaldavo una sedia mentre una mezza martire dell’insegnamento ci raccontava cose su “I Promessi Sposi”. Ella per prima non era del tutto convinta dell’immortalità e della grandezza del capolavoro manzoniano, per cui, prima di tante altre cose, ne imparai un salutare distacco verso le convenzioni della società, ma questo è un altro discorso.

Nonostante sia un romanzo debole in molte parti, la caratterizzazione dei personaggi, più che le loro azioni, lo rendono almeno in parte piacevole. Ne “I Promessi Sposi” ci sono due antagonisti, Don Rodrigo e l’Innominato. Don Rodrigo è un cattivo di periferia, gradasso, spaccone, donnaiolo e prepotente, un po’ ce lo possiamo immaginare con una Ferrari mimetica. L’Innominato è un cattivo di classe, i suoi bravi sono la peggio feccia delle galere lombarde, il suo castello è inespugnabile e nessuno si azzarda ad andargli contro. Il confronto si fa inglorioso, per Don Rodrigo, quando questo va a chiedere aiuto all’altro perché sì, vuole commettere un’azione efferata e criminale, ma da solo non ci riesce. La morale è che, anche nel male, c’è chi è grande e chi non lo è.

Leggo oggi la splendida analisi di Gramellini della lettera (vera o presunta) che Valter Lavitola avrebbe scritto per Berlusconi. Troppo spesso, secondo me, i giornalisti archiviano le parole e le azioni di Lavitola definendolo un “faccendiere”, che ce ne sono tanti. Un’altra ruota in un ingranaggio di favori, corruzione, diffamazione e quant’altro ci possa venire in mente sfogliando un giornale in questi giorni. Lavitola secondo me è diverso dagli altri. Qualche mese fa ha fatto uno show incredibile da Santoro, ad esempio. In quell’occasione dimostra diverse cose. Intanto, che conosce di persona e parla al telefono con un sacco di gente che conta, e non solo in Italia. Poi, che quando si muove è per milioni di euro: c’è una bella differenza tra portare due valigie piene di soldi al Presidente di Panama per far muovere un appalto da 176 milioni di dollari e farsi dare un biglietto da 50 euro dall’autista. Lavitola sarà anche un criminale, ci penserà il giudice a stabilirlo, ma bisogna ammettere che è uno che fa le cose in grande e che, quando parla, sa anche farsi ascoltare.

Io l’Innominato me lo immagino mentre spiega ai suoi bravi come rapire Lucia, davanti ad uno schemettino.

Weekly Photo Challenge: Solitary

Genova, Italy.

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Chi è contro la Gronda di Ponente.

Questa è una storia locale, tutta genovese. A Genova c’è un grosso porto e, all’interno del comune, si incrociano quattro autostrade, la A12 da levante, la A10 da ponente, la A7 da Milano e la A26 da Torino (semplifico un po’, ma poco). All’interno della città si possono anche trovare quattro direttrici principali, contando che il centro stia tra le foci di Bisagno e Polcevera, si hanno le due riviere e le due vallate. Il nodo stradale e autostradale è, da che io mi ricordi, molto trafficato. Da quasi trent’anni si parla di raddoppiare l’autostrada a monte del tracciato esistente. Oggi c’è un grosso progetto in ballo, quella che, con nome infelice, è stata chiamata gronda di ponente.

Molte voci si sono spese a favore di quest’opera, dall’autorità portuale, alla Regione Liguria, a tutte le opposizioni, fino all’ex Sindaco di Genova, Marta Vincenzi. L’unica voce istituzionale “fuori dal coro” (escludendo il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, che, di fatto, ha fatto del no alla gronda uno dei pochi punti chiari della sua campagna) è l’attuale Sindaco di Genova, Marco Doria, che, fin dalle primarie del centro-sinistra, si è dichiarato scettico sulla reale utilità dell’opera. Di fatto, alle primarie Doria si era presentato contro due candidate del PD, Marta Vincenzi, storicamente fortissima in Valpolcevera, e Roberta Pinotti, storicamente fortissima nel ponente. Doria ha vinto con grande margine proprio in Valpolcevera e nel ponente, le due aree più interessate dai cantieri della gronda. Già questo ci dovrebbe far pensare, o meglio, dovrebbe far pensare chi prende le decisioni.

Io credo che il progetto della gronda faccia acqua da tutte le parti. Intanto, non è giustificato onestamente. Il motivo principale che fa dormire sonni agitati alla Società Autostrade non è il traffico nel nodo genovese, ma il fatto che il Ponte Morandi ci possa venire in testa, in un futuro non troppo remoto. Forse ammettere questo fatto potrebbe aiutare a catalizzare l’interesse della cittadinanza per la gronda, magari a patto di qualche piccola preoccupazione per quelle decine di migliaia di persone che ci passano sopra o sotto tutti i giorni, però. La Società Autostrade, allora, promette di investire (aumentando le tariffe nella zona, non sono mica qua a fare beneficienza) un mare di denaro per questa nuova meravigliosa, grande opera.

Ovviamente, i costruttori ed imprenditori genovesi sono entusiasti, come dar loro torto, in fondo quel fiume di denaro per loro vuol dire lavoro per i prossimi dieci anni almeno. A loro volta, avallano la bontà del progetto con la ricaduta occupazionale che potrà avere. Questa è una grande verità, ma non si tratterebbe di occupazione né qualificata, né destinata a durare, per cui, se si riuscisse ad investire altrove, forse male non sarebbe.

In fondo, gli unici davvero contrari alla gronda sono i cittadini, che sono preoccupati per un certo numero di motivi, non del tutto marginali. Primo, hanno una fiducia scarsa nei confronti di chi giura che in otto anni si farà un’autostrada con oltre quindici chilometri di gallerie. Secondo, sono preoccupati del fiume di camion che si aggiungeranno al traffico esistente per tutta la durata dei lavori. Terzo, pensano che quei camion porteranno migliaia di tonnellate di rocce amiantifere in giro per la città, e questo non suona rassicurante. Quarto, non capiscono a cosa serva una nuova autostrada, praticamente una circonvallazione, quando a loro servirebbero strade urbane di scorrimento. Quest’ultimo punto è molto sentito sul serio. Come dicevo all’inizio, la città ha quattro direttrici principali. Le strade di scorrimento ad “alta capacità” lungo quelle quattro direttrici sono insufficienti. L’autostrada riversa sulle strade cittadine tutti i camion diretti in porto, perché non c’è uno svincolo che lo eviti (e sono convinto che anche i camionisti sarebbero contenti). Le autostrade esistenti sono quel che sono, vecchie, strette, piene di curve e di cantieri. La gronda potrebbe essere, una volta risolte le criticità che la gente affronta ogni giorno, un qualcosa in più, per un futuro futuribile e lontano.

Per ora, la gronda è vissuta da molta gente come un’imposizione insensata. Io credo che un’opera del genere non possa essere ritenuta “giusta” ed “utile” se i cittadini non la ritengono tale, qualunque cosa ne dicano tecnici, politici ed imprenditori.

Windows sa come farti soffrire.

Per lavoro uso molto il computer. Ho usato computer con Windows, con Linux, con OS X e, nel passato, anche con qualche Unix, roba d’altri tempi. Una volta ho anche acceduto ad un VAX, è stata una grande emozione, ma non conoscevo un comando che fosse uno, quindi è stata un’emozione breve. Ogni sistema operativo ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi, come la gente, e, come nella gente, ogni tanto becchi quello proprio stronzo che decide di maltrattarti.

Una volta, usando una workstation Sun Solaris, una roba anzianotta, ma di alto profilo, ho subito il peggior maltrattamento. Avevo un terminale aperto, e quanche qualcos’altro, e sembrava non funzionare niente. Sul terminale digito “ls” (che è come il dir di windows) e lui mi risonde

Intruder alert!

Al che mi stupisco un po’ e penso, non si ricorderà chi sono, per cui gli chiedo “whoami” (chi sono io? mi dovrebbe dire il nome dell’utente con cui mi sono collegato) e mi vedo rispondere

You don't exist. Go away.

Abbastanza per deprimersi. Windows però resta il più subdolo. Per un certo periodo, ho usato un programma superfigo da ingegneri che per funzionare voleva una chiavetta USB con la licenza attaccata al computer. La licenza la rinnovavamo tutti gli anni, pagandola un sacco, peraltro. Un giorno mi dice che la licenza è scaduta e che lui non parte. Chiamo l’assistenza. L’ingegnere dell’assistenza, molto preparato e di nome Vezio, mi propone una soluzione. Provo e non va. Richiamo. Riprovo e non va. Un’altra volta. Alla quarta mi dice “scarica i driver delle chiavette USB e aggiornali”. Io non ci volevo credere, secondo Windows le chiavette erano funzionanti tutto OK, tra l’altro.

Provo e funziona. Lo richiamo. Lui disperato mi chiede se nemmeno questa ha funzionato, al che io “NO! anzi, funziona perfettamente, ma mi devi spiegare perché” (nel frattempo eravamo entrati in confidenza e avevamo stabilito di darci del tu). Mi disse che, probabilmente, un aggiornamento di sicurezza di Windows aveva proibito qualche procedura di accesso alle licenze nelle chiavette, per cui, anche se non si sarebbe detto, erano diventate illeggibili.

A voi scegliere, lasciare com’è ciò che funziona e prendersi il rischio di non fare i fondamentali aggiornamenti di sicurezza, oppure diventare anche voi amici del carissimo Vezio, che alla fine l’aveva presa in ridere, perché non c’era altro da fare.

Welcome to the Underworld.

Ad un centinaio di chilometri da Roma c’è l’Aquila, una città bellissima piena di gente incredibile. L’Aquila sta in una vallata meravigliosa, circondata dalle montagne più alte dell’Appennino.

È piuttosto a sud, ma abbastanza in alto da regalarci paesaggi che non hanno niente da invidiare alle Alpi.

La montagna più famosa della zona, ovviamente, è il Gran Sasso d’Italia.

Ai piedi del Gran Sasso c’è uno dei più importanti laboratori di ricerca italiani, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Il grosso dei laboratori, però, sta sotto la montagna.

Una serie di tunnel conducono a tre grandi sale sotterranee, dove si svolgono esperimenti che attirano scienziati da tutto il mondo (per davvero!).

Qui c’è stato anche Paolini, a fare il suo spettacolo ITIS Galileo.

Qui apparati grandi come palazzine di quattro piani cercano le particelle più piccole dell’universo.

Qui un muraglione di mattoni di piombo e lastre fotografiche aspetta neutrini che hanno attraversato oltre 700 chilometri di roccia.

Migliaia di mattoni, posizionati precisi come gli ingranaggi di un orologio, ma a formare un muro alto venti metri.

I più disparati impianti industriali ingombrano la galleria, attraverso cui può passare un tir (facendo attenzione a non tamponare nessun esperimento).

Mi farebbe piacere se a qualcuno venisse voglia di fare una visita nel nostro Underworld, ci sono un sacco di porte enormi di acciaio inossidabile, ma per gli ospiti le apriamo anche!

Pensioniamo Ecclestone?

Qualora non si fosse ancora notato, io sono appassionato di Formula 1. Appassionato prima che tifoso, per cui oggi mi sono emozionato per Perez che ha preso in giro le Ferrari, ad esempio. Ma questa è un’altra storia. Dopo alcuni decenni che seguo le gare di Formula 1, inizio a sentirmi in diritto di essere nostalgico.

Mi dicono che si deve contenere il budget, e per questo c’è un fornitore unico di gomme (odio chi dice “penumatici” senza sapere se metterci prima “i” o “gli”). Ora, però, questo fornitore fornisce sei tipi di gomme diverse, quattro per la pista asciutta, uno per la pista bagnata e uno per la pista così così. “Una volta” c’erano le slick per la pista asciutta e le rain per la pista bagnata. Poi c’erano anche le gomme da qualifica, dette chewing-gum perché duravano un sacco proprio. Da un paio d’anni, hanno chiesto a Tronchetti Provera di fare delle gomme che durassero poco. Ora, cavolo, se fossi in lui non mi sarei prestato. Ci sono queste gomme Pirelli in mondovisione che durano pochissimo e improvvisamente le macchine perdono due secondi al giro. Non mi sembra una grande pubblicità. Riduciamo il numero di tipi e lasciamo che i team facciano un po’ quello che gli pare, con hard, soft e rain. E basta.

Meno funzionale al risparmio è l’aumento del numero di gare in calendario, dalle 16 “di una volta” alle 20 di quest’anno. Sparse in posti demenziali, dove il pubblico c’è e non c’è, tipo in Qatar o in Indonesia, ma in fondo è meglio, perché Ecclestone organizza la logistica per tutti i team, più lontano si va più ci guadagna, e su piste tutte drammaticamente uguali. Questo perché Ecclestone ha un amico, il famigerato architetto Tilke, che fa spalti meravigliosi, ma a disegnare strade non è capace. Il dramma è che ha anche storpiato qualche circuito esistente, tipo Silverstone e Hockenheim. Mi spiego, un buon metro per valutare le piste di Formula 1 è guardare le velocità medie sul giro. Nel 1990 si sono corsi 16 GP, di cui (faccio riferimento ai tempi della pole position) 2 con medie tra 150 e 160km/h (Stati Uniti e Monaco), Australia a 170, Ungheria a 183, Spagna e Canada intorno a 195, Brasile a 200, Messico a 206, Francia, Portogallo e Giappone intorno a 215, San Marino a 220, Belgio a 226, Germania, Gran Bretagna e Italia da 247 a 259km/h. Nel 2010 le gare sono state 19, con una pista lenta, Montecarlo (163km/h), Singapore (173) e Malesia (183) medio lente, Bahrein, Valencia, Ungheria (GP d’Europa, corso in Spagna, dopo che per eliminare Imola Ecclestone dichiarò “mai più due GP nello stesso paese”) e Abu Dhabi tra 199 e 201km/h, Cina, Spagna Canada, Brasile e Corea del Sud tra 208 e 212km/h, Australia, Turchia, Germania e Giappone tra 223 e 230 km/h, Gran Bretagna e Belgio tra 237 e 238 e Italia a 254km/h.

Per chi è pratico di grafici e statistiche, la situazione è questa:

Il “rosso” (2010) è molto più ammucchiato al centro del “nero” (1990), cioè le piste sono sempre più tutte uguali. Tilke ed Ecclestone ci stanno rubando i sogni di bambini.

Chiavi di ricerca.

Copio da una delle mie blogger preferite e condivido il mio stupore per le stramberie che vengono cercate su google e che, per motivi insondabili, portano visitatori a questo blog. Non vorrei che questa fosse interpretata come una sfida a Tegamini, non sum dignus, ma più come una specie di tributo, spero divertente.

1) POSTO FREDDO FAMOSO (cercato 2 volte)

Sono affranto, non pensavo che il mio blog fosse famoso e soprattutto non vorrei che fosse freddo. Anche per questo cerco di renderlo più accogliente con questo post di oggi. Speriamo bene.

2) PHILIPPE DAVERIO SITO UFFICIALE (cercato 2 volte)

No, non sei nel posto giusto.

3) FRANK GEHRY È ATEO

Sinceramente non ne ho idea: in ogni caso, credo che questo sia del tutto irrilevante per il suo lavoro di architetto, un po’ come domandarsi se sia tifoso dei Red Sox o dei Cubs (io comunque tengo per i Red Sox).

4) SVELTINA CON PROSTITUTA

Sono pronto a scommettere che io questo argomento non l’ho mai trattato né ho mai pensato di trattarlo. Il rincoglionimento avanza, quindi potrei sbagliare, ma non controllerò.

5) PER MANTENERE LA MORBIDEZZA DELLE ACCIUGHE SALATE

Argomento pregnate e di interesse collettivo, se qualcuno ha qualche buon suggerimento sarò lieto di metterlo a disposizione di chi lo cerca. E anche a mia disposizione, che mi interessa.

6) SI TROVARONO NEL POSTO SBAGLIATO AL MOMENTO SBAGLIATO

Sì, arrivando qui.

7) ATTACCO AL BLOG DI BEPPE GRILLO

Ci tengo a dirlo, coi tempi che corrono, che NON SONO STATO IO!

8) SI AMO BRUTI (scritto così)

Oh, parla per te!

9) MORIRE D’INFARTO

Magari in un altro momento, va.

10) FENILETILAMINA (3 varianti, cercata 10 volte)

Drogati!

11) ANIMALI FANTASTICI DEL BOSCO

E qua mi sento particolarmente vicino a Tegamini, per cui sono contento. Quello che temo, però, è che non si cercassero unicorni o chimere, ma vitelli dai piedi di spugna, di cobalto, di balsa e tonnati.

12) PREMIO NOBEL CLASSE NP P

No, ragazzi, quello è un problema di matematica e non esiste un premio Nobel per la matematica. Nobel istituì il premio per le “scienze utili”, che avessero un’applicazione immediata (il Nobel per la pace è stato istituito in un secondo tempo). Le malelingue asseriscono che la scarsa simpatia di Nobel per i matematici derivasse anche dal fatto che sua moglie se l’intendesse con un matematico, ma noi non diamo credito a queste voci di corridoio, vero?