Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Sallusti e le catene di responsabilità.

La notizia del giorno è che hanno arrestato Sallusti. Sono settimane che si sente parlare di questa eventualità, fino ad una proposta di legge “d’urgenza” per cambiare l’attuale legge, che, di fatto, identifica nel direttore di un giornale il responsabile ultimo di quello che un giornale pubblica. Ora, quello che è successo è abbastanza chiaro. Su Libero, quotidiano allora diretto da Alessandro Sallusti, appare un articolo a firma Dreyfus in cui si accusa un giudice di aver costretto una ragazzina ad abortire. Continua col caldeggiare la pena di morte per giudice, genitori e medico della ragazzina e fa un discorso sulla morale, sull’etica, sull’aborto, in toni molto enfatici e piuttosto pesanti. Il giudice ha denunciato il giornale e ha condannato il direttore, in quanto responsabile di quello che viene pubblicato sul suo giornale, soprattutto se si tratta di un articolo anonimo.

Ora, non ho nessun titolo per entrare nel merito dell’articolo né della sentenza, però mi pare interessante come gli altri girnalisti e anche molte persone al di fuori del mondo del giornalismo hanno reagito a questa vicenda. L’idea che Sallusti potesse andare in carcere per l’articolo scritto da qualcun altro ha fatto arricciare il naso a molti, soprattutto tra i suoi colleghi. È effettivamente seccante pensare che, a causa di un proprio subordinato, un dirigente possa finire in carcere, ma questo fa parte del concetto di responsabilità, a mio avviso. Sallusti non viene condannato perché non ha voluto rivelare l’identità di Dreyfus (che poi si è visto essere un parlamentare), ma perché aveva la responsabilità di vigilare sui contenuti pubblicati sul giornale che dirigeva.

Il discorso è estremamente semplificato, ma questo cercare di confondere le catene di responsabilità, in tutti i campi, lo trovo davvero pericoloso. Se per il caso giornalistico ci possono essere dei margini di miglioramento della legislazione, anche se non saprei cosa suggerire, in molti altri ambiti trovo questo rifiuto delle responsabilità un po’ preoccupante. Poniamo il caso di un ponte, che viene costruito male e che poi crolla. nel nostro sistema, la ricostruzione della catena di responsabilità è estremamente ardua. Lo Stato dirà che il ponte era fuori norma, il costruttore dirà che il progetto era sbagliato, il progettista che il costruttore ha lavorato male o che i materiali erano inadeguati, il fornitore dei materiali che le specifiche erano sbagliate e così via. Alla fine, vista l’impossibilità di attribuire la responsabilità a qualcuno, non la si attribuisce a nessuno.

Spero in un mondo in cui la gente si prende delle responsabilità con più entusiasmo di quello che, oggi, dimostriamo nello scaricarle.

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