Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

La legge non ammette ignoranza.

Se qualcuno commette un reato, non può essere assolto se dimostra di non sapere che la sua azione era proibita. Il concetto è semplice, ma la sua applicazione non è stata immune da critiche ed attacchi. Come per molti altri principi giuridici, l’applicazione non è del tutto lineare ed omogenea. Ad esempio, pensavo che tra mezzanotte e le sei di mattina le telecamere sulle corsie degli autobus non fossero attive, per cui una sera ho accostato per far scendere una persona senza fare manovre strane, contando che la strada era deserta per chilometri. Ho pagato la multa, alla fine, la mia ignoranza era giustificazione insufficiente.

Per altri, l’ignoranza è una scusa efficacissima per un sacco di cose.

Trovarsi ad abitare in una casa pagata da non si sa bene chi non si sa bene come, ad esempio.

Pagare una consulenza, dopo aver giurato che non lo si sarebbe fatto, senza accorgersene.

Confondere una lap-dancer marocchina con la nipote di Mubarak.

Farsi infinocchiare da un industriale che fa i propri interessi (e solo quelli).

Per questi, però, c’è una differenza non da poco. Sono stati eletti. Ora, per guidare un’auto serve la patente, per girare armati serve un porto d’armi, per utilizzare lo strumento più potente e pericoloso che abbiamo, cioè il voto, non serve nulla. Io vorrei che l’ignoranza non fosse ammessa dalla legge e che fosse obbligatorio, per tutti i cittadini, ad intervalli regolari, sostenere un esame di lettura, analisi e comprensione del testo di un articolo di fondo del Corriere della Sera. Per tutti quelli che non raggiungano la sufficienza, corsi obbligatori di lingua italiana, educazione civica ed elementi di diritto.

Così mi sembrerebbe più ragionevole, il concetto di “legge che non ammette l’ignoranza”.

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Una risposta a “La legge non ammette ignoranza.

  1. unbombarolo 8 gennaio 2013 alle 00:03

    Questa sera, grazie ad un retweet, questo post è stato visto da un sacco di gente. Grazie a tutti, anche per qualche osservazione che mi è arrivata via twitter. Vorrei sottolineare un aspetto, che forse non ho chiarito abbastanza bene. Io vorrei che il voto e l’esercizio della democrazia fossero tenuti in maggiore considerazione: non mi piace sentir parlare di “voto di protesta”, di “voto disperso”, di “boom dell’astensione”, di tutte queste storture che, in qualche modo, deformano l’importanza che la libertà di voto e il suffragio universale hanno.

    Vorrei che ci fosse più consapevolezza, tra i cittadini, e più rispetto, tra i politici, per l’esercizio del voto. Per questo vorrei che fosse fortemente incentivata la formazione di un elettorato più consapevole. Per smettere di sentire i politici che parlano alla pancia della gente e iniziare a sentire qualcuno che parla alle teste.

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