Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Politici e giornalisti. E giudici.

Ultimamente, tra giornalisti e politici di primo piano non corre buon sangue. Parecchi esponenti di primo piano hanno espresso posizioni molto forti, nei confronti di giornali e giornalisti, suscitando, come ovvio, reazioni contrastanti tra la difesa del diritto di cronaca (tra i loro avversari) e la pretesa di essere vittime di persecuzioni (tra i loro alleati). Tre esempi che si trovano in un secondo sono questo, questo e questo. Trovare questi articoli è stato particolarmente semplice perché i tre personaggi in questione hanno una tradizione di contrapposizione contro la stampa lunga e variopinta. Sono tuttavia convinto che sarebbe semplice trovarne altri per parecchi altri nomi di primo piano della politica italiana.

D’altra parte, a volte i giornalisti non sono perfettamente allineati con il codice deontologico che la loro professione richiederebbe. Negli ultimi anni ci sono stati svariati casi di inchieste o articoli di fondo (più articoli di fondo, in effetti, come se fare un’inchiesta degna di questo nome fosse troppo impegnativo) che, mettendo in cattiva luce un personaggio pubblico ne hanno decretato, ingiustamente, la caduta in discredito. Tre esempi ovvi almeno quanto i precedenti sono questo, questo e questo.

Ora, immaginiamo che oltre a questi cattivi giornalisti ci siano dei buoni giornalisti. Non è un grande sforzo di immaginazione, ci sono un sacco di buoni giornalisti, in giro. Immaginiamo anche che questi giornalisti, opportunamente supportati dai direttori dei loro giornali, ancora più opportunamente supportati dai loro editori, siano incentivati a trovare storie eclatanti, senza timore di andare a disturbare personaggi di primo piano del mondo della politica o dell’economia. Immaginiamo anche che, essendo una persona seria, il direttore si rifiuti di pubblicare alcunché prima di avere prove serie, ed affidabili. Immaginiamo che questi giornalisti scoprano uno scandalo che coinvolge un Capo di Stato, magari uno che ha fatto dossieraggio sui suoi avversari, mettendo poi in giro voci calunniose sul suo conto. Immaginiamo anche che, per buona misura, questo Capo di Stato abbia fatto sparire, con il suo staff, dei fondi elettorali. Immaginiamo che un paio di giornalisti trovino qualche indizio. Che indaghino, che trovino testimoni. Che convincano gente a parlare, che raccolgano documenti. Al momento della pubblicazione della loro inchiesta, questi giornalisti avrebbero in mano un potere tanto grande da far dimettere quel Capo di Stato e da far andare in galera un bel po’ dei suoi collaboratori più stretti.

Lo sforzo di immaginazione è sempre meno faticoso, perché questa è la storia dello scandalo di Watergate. Due giornalistidel Washington Post, con un’inchiesta durata mesi, portarono alla luce una serie di nefandezze commesse da Nixon e dal suo staff per la rielezione a Presidente degli Stati Uniti: la risonanza dell’inchiesta fu talmente grande (e le prove raccolte talmente solide) da costringere Nixon a rassegnare le dimissioni. Due giornalisti, seri e preparati, che lavorano per un giornale, serio e affidabile, fanno partire un’azione legale, gestita in modo efficiente e veloce, e fanno dimettere “l’uomo più potente del mondo”. Per chi vuole ripassarsi la storia senza leggere tanto, c’è “Tutti gli uomini del Presidente“, di Alan Pakula con Robert Redford e Dustin Hoffman, che ricostruisce tutta la storia molto memglio di me.

La morale della storia è almeno triplice. Primo, ci sono casi in cui chi si dichiara perseguitato dalla stampa lo è veramente e casi in cui più che dalla stampa dovrebbe essere perseguitato dalla legge. Secondo, i giornali hanno un potere enorme, se lo usano come si deve. Se sono poco seri lo perdono e derubano la società di un mezzo formidabile di salvaguardia della democrazia. Terzo, un paese funziona bene se politici, giornalisti e magistrati fanno ciascuno bene il suo lavoro. Se iniziano a voler occupare tutti la sedia del Capo di Stato, ci tolgono chi quella sedia la può far traballare.

showfile

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