Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Archivi Mensili: marzo 2013

Grillo e l’essere di destra o di sinistra.

Oltre un anno fa, con la precisione e la profondità che contraddistingue sempre i loro scritti, sul blog di Wu Ming è apparso uno splendido pezzo, “Appunti diseguali sulla frase «né destra, né sinistra»”, che non mi stanco di consigliare a tutti. All’epoca in cui questo post fu scritto, il fenomeno Grillo era agli albori, Pizzarotti sarebbe stato eletto Sindaco a Parma cinque mesi dopo, ma già gli occhi di Wu Ming erano sul Movimento 5 Stelle e già ne tracciavano un ritratto parecchio interessante. Oggi possiamo dare un nuovo significato al concetto di “né destra né sinistra”, così caro a Grillo e ai suoi.

Grillo ha dichiarato fino al giorno delle elezioni (e anche dopo) che il M5S non si sarebbe schierato né con la sinistra né con la destra e che, anzi, questa distinzione doveva essere superata da un movimento che il leader definisce addirittura “ecumenico”. Per chi come me fosse un po’ arrugginito, col greco, ecumenico vuol dire più o meno “che abbraccia tutta l’umanità”, un bel concetto, usato solo in ambito prettamente religioso, fino ad oggi. Nessun movimento politico si è mai sognato di andare bene per tutti, penso perché sia impossibile: in effetti, ogni scelta che un partito fa ne determina la vicinanza alla “destra” conservatrice e liberista o alla “sinistra” progressista e socialista. Un esempio banalissimo è il costo del lavoro: vanno ridotte per prime le tasse a carico dei lavoratori o quelle a carico dei datori di lavoro? “Entrambe” sarebbe una rispost ecumenica, ma incompatibile col concetto di “per prime” (e col concetto di “le risorse non sono infinite”, che è più stringente anche se meno filosoficamente profondo).

Dopo le elezioni, però, questo paradigma si deve scontrare con la realtà: la legge elettorale non ha prodotto una maggioranza in entrambe le camere, per cui su alcune decisioni i voti del M5S possono risultare determinanti. Il primo caso di questo tipo si è verificato immediatamente, con l’elezione del Presidente del Senato. Lì, a quanto pare, 18 Senatori M5S sono andati contro la linea dettata dalla maggioranza del gruppo e, invece di astenersi, hanno votato per Pietro Grasso, indicato dal Centrosinistra. Questo ha creato un immediato scontro all’interno del movimento, conclusosi con un richiamo all’ordine e un perdono (in perfetto stile ecumenico, bisogna dire) degli eretici. Tra i sostenitori del M5S ho percepito, ma magari mi sbaglio, una spaccatura perfettamente simmetrica a quella del gruppo parlamentare: una parte era soddisfatta della nomina di Pietro Grasso, persona di specchiata virtù, scelta di responsabilità, vittoria del M5S, altrimenti il PD avrebbe imposto la Finocchiaro (non che io trovi la Finocchiaro così tragicamente impresentabile, devo dire), mentre un’altra parte era molto più intransigente, contro questi comunisti, una delusione, il gesto di irresponsabili.

L’incarico a Pierluigi Bersani potrebbe portare ad una situazione ancora più estrema, per questo Grillo si sgola a ripetere che non verrà MAI data la fiducia a NESSUNO. Questo potrà sembrare irragionevole, soprattutto se bersani porterà in Parlamento una proposta di Governo compatibile con i punti programmatici del M5S, ma è una mossa necessaria al mantenimento dell’immagine “né di destra né di sinistra” del M5S. Il fatto di dare un appoggio esterno ad un governo di Centrosinistra, in un mondo civilizzato, non identificherebbe automaticamente il M5S come “sinistra”, ma l’ultimo ventennio di urla, aggiunto agli ultimi due anni di strepiti grillini, hanno trasformato l’elettorato in tifoserie, per cui, tra gli elettori M5S, quelli di sinstra esulterebbero per la fiducia, sentendosi come i salvatori di un PD in agonia, mentre quelli di destra si sentirebbero traditi e abbandonerebbero il movimento. Lo stesso identico schema, a ruoli invertiti, si presenterebbe se il Centrodestra avesse la maggioranza alla Camera, sia ben chiaro.

La cattiva notizia, per Grillo, è che ha un bel dire che il M5S non è di destra né di sinistra, ma i suoi elettori e i suoi parlamentari lo sono, eccome.

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Weekly Photo Challenge: Lunchtime.

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Lunchtime, January the 4th, 2013. This place is close to my office, but not sufficiently close to get there often, unfortunately.

Extra Omnes.

Il Papa si è dimesso e il Vaticano è nella cosiddetta “sede vacante”. L’elezione del Papa, a parte i risvolti religiosi per chi è credente e quelli politici per tutti, ha un fascino particolare, con tutti i rituali che comporta. In tutto, oltre 5000 giornalisti sono a Roma in questi giorni per seguire il conclave, per le Olimpiadi a Londra erano circa 14000, per fare un confronto.

L’elezione di un nuovo Papa ha una serie di passaggi piuttosto complicati. Intanto, il Papa precedente deve uscire di scena, cioè, normalmente, morire. Il Papa è monarca assoluto dello Stato della Città del Vaticano e lo è a vita (a meno che, come Ratzinger e altri 4 o 5 prima di lui, non decida di dimettersi). Una volta che è stata dichiarata la sede vacante, tutti i Cardinali si riuniscono a Roma e iniziano una serie di riunioni per capire un po’ in che direzione guardare, per trovare il successore, finché non si rinchiudono in conclave per le votazioni. Il conclave nacque per far sì che i Cardinali potessero decidere senza troppe ingerenze esterne e per una questione di riservatezza: in fondo, l’autorità del Papa influisce sulla vita di un sacco di gente.

I Cardinali, a loro volta, sono nominati dal Papa: degli attuali 117 Cardinali elettori, 50 sono stati nominati da Giovanni Paolo II e 67 da Benedetto XVI. Di fatto, tutta l’alta gerarchia vaticana è molto autoreferenziale, il Papa attuale nomina i Cardinali che nomineranno il Papa futuro. Questo sistema è evidentemente antidemocratico, non tiene conto dell’opinione dei sacerdoti (che eleggevano il Papa fino al IV secolo) né tantomeno dei fedeli (che hanno smesso di avere voce in capitolo all’inizio del III secolo), però ha degli innegabili vantaggi. Il Papa, nello scegliere i Cardinali, non ha alcun timore che qualcuno di essi lo possa mettere in ombra, perché la sua carica è assoluta e a vita, quindi ha tutto l’interesse a circondarsi delle persone più valide. D’altra parte, i Cardinali, sapendo che il Papa, una volta eletto, rimane al suo posto finché campa, cercano di scegliere “la persona giusta”.

Indipendentemente dalle convinzioni religiose di ciascuno, non so quanti altri esempi ci siano, di leadership politica che si mantiene per due millenni senza mai entrare veramente in crisi.

Breve storia degli F-35 in Italia.

Prima ancora che vengano costruiti, i Lockhead-Martin F-35 Lightning II sono già famosissimi. Tutti gli esponenti politici di primo piano hanno un’opinione in merito, tutti sentono il bisogno di esprimerla, possibilmente a voce molto alta, e solo su una cosa sono tutti d’accordo: ciascuno ritiene di essere l’unico ad aver sempre ritenuto l’acquisto di questi aerei una truffa.

Monti accusa D’Alema e Berlusconi di averli voluti.

D’Alema gira la colpa a Berlusconi.

Berlusconi dichiara di non averli mai voluti.

Grillo dichiara le solite cose varie ed eventuali.

Ora, premesso che sono ligio all’Articolo 11 della Costituzione, per cui non credo nella guerra né nella retorica muscolare della destra (e non solo della destra), ritengo che del suddetto Articolo 11 si debba tener conto anche del fatto che sottolinei come l’Italia ripudia la guerra come strumento d’offesa, non tout-court. Anche se molti tendono a dimenticarsene, esiste la remota possibilità che qualche popolo di folli decida di muovere guerra contro di noi, nel qual caso sarebbe opportuno avere qualcosina con cui difenderci, prima di chiedere aiuto alla NATO. Non so se questi F-35 siano una buona scelta (pare proprio di no), ma qualche scelta in questo senso va fatta. Dall’alto della mia pluriennale esperienza in termini di cacciabombardieri, al limite posso dire che mi pare esteticamente brutto, sicuramente molto più brutto del Sukhoi Su-35 russo. Non so se questo parametro è stato tenuto nella giusta considerazione, durante il processo di scelta.

Ad ogni modo, l’Italia intraprese lo studio, in ambito NATO, di un aereo di nuova generazione nel 1996, finanziando l’attività di R&D con 10 milioni di dollari nel 1998 (governo D’Alema).

Nel 2002 Berlusconi firmò l’accordo per la seconda fase dello sviluppo del progetto e, nel 2009, sempre Berlusconi firmò l’acquisto di 131 aerei. Fino a metà 2010 almeno nessuno ha espresso alcun parere su questi aerei, probabilmente perché nessuno aveva un’opinione. Il primo articolo “contro” che ho trovato è questo, che, più che altro, prende in giro l’allora ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Le prime voci critiche sul progetto sono arrivate quando sono emersi i primi limiti tecnici dell’aereo, di lì è stata una corsa a cercare di essere quello che ne parla più male di tutti. Il Governo Monti ha cambiato l’ordinativo cancellando 41 dei 131 aerei previsti, senza però cancellare il progetto (che, tra le altre cose, rappresenta lavoro per Selex, Finmeccanica e altri in Italia).

Oggi abbiamo una portaerei su cui non sappiamo che aerei mettere, un sacco di aerei vecchi da sostuituire, un ordine di acquisto per aerei che non vogliamo più e un sacco di gente che straparla sull’eliminazione delle forze armate. Peraltro, alcuni di questi sono anche i primi a preoccuparsi che l’Italia perda parte della sua sovranità per ragioni monetarie, questi almeno dovrebbero decidere che cosa vogliono dal futuro. Quindi, abbiamo un problema e un sacco di gente che urla che c’è un problema, ma nessuno che tiri fuori una soluzione praticabile.

A proposito di soluzioni praticabili, non credo che il Su-35 lo sia veramente, anche se, come linea, è proprio elegante.

Porcellum e responsabilità.

In un precedente post parlavo come sia sempre più evidente che la gente rifugga le sue responsabilità, cercando di addossarle a qualcun altro o, quando il proprio nome è legato indissolubilmente ad un problema, cercando di spargerle sul maggior numero di persone possibile. In Parlamento, spesso, non si fa eccezione.

La legge elettorale con cui siamo andati alle urne è la n. 270 del 21 dicembre 2005, nota come Legge Calderoli dal nome del suo principale estensore. La legge prevede che i partiti si presentino da soli o coalizzati e che il soggetto che riceve più voti abbia un “premio di maggioranza” che, in teoria, dovrebbe garantire la governabilità. Questo premio di maggioranza viene attribuito su base nazionale per la Camera dei Deputati e per ciascuna regione per il Senato della Repubblica. Nelle recenti elezioni politiche il Centro-Sinistra ha ricevuto poco più di dieci milioni di voti e 340 seggi alla Camera, il Centro-Destra centoventimila voti in meno e 124 seggi. Si può opinare se sia accettabile che un solo voto, in linea di principio, possa determinare una maggioranza così forte, ma sicuramente questa legge determina un vincitore.

Al Senato, i premi di maggioranza sono attribuiti regione per regione e i seggi sono ripartiti sulle regioni su basi demografiche. Per questo la Lombardia, che conta un sesto della popolazione nazionale, risulta determinante per ottenere la maggioranza dell’assemblea. In molti hanno definito la Lombardia “Ohio d’Italia”, in riferimento alle elezioni presidenziali americane, dove quello stato risulta determinante. In realtà, l’Ohio può essere determinante perché non ha una connotazione consolidata, ma Repubblicani e Democratici si contendono ogni volta la maggioranza. Un confronto più sensato sarebbe con la California che, come la Lombardia, essendo lo stato con la popolazione più grande, è anche lo stato col maggior numero di rappresentanti. Tornando al nostro sistema, per ciascuna regione c’è un certo numero di senatori e il soggetto politico, partito o coalizione, che prende più voti in ciascuna regione, prende almeno il 55% dei seggi. È evidente come questo non garantisca affatto la gorernabilità, soprattutto tenendo conto che, numeri alla mano, chi vince Lombardia, Veneto e Sicilia lascia agli altri un massimo di 168 senatori, contando di prendere tutti quelli di Trentino-Alto Adige, Val d’Aosta, Molise (regioni che hanno un sistema leggermente diverso di distribuzione dei seggi) e circoscrizione estero. Ovviamente qui si considera che ci siano solo due partiti, una situazione molto ideale, rispetto alla realtà italiana. Essendo la maggioranza assoluta pari a 158 senatori, di fatto, se qualcuno vince Lombardia, Veneto e Sicilia, al Senato non può perdere. Negli ultimi vent’anni, in quelle tre regioni, ha sempre vinto il Centro-Destra: di fatto, la legge Calderoli è perfetta per non far perdere mai il Centro-Destra. In tre occasioni, una volta ha stravinto (2008) e due volte ha “non perso” (2006 e 2013). Calderoli definì la legge “una porcata”, dopo le modifiche apportate dal Parlamento, Giovanni Sartori le diede il nome con cui la definiamo d’abitudine, “Porcellum”, ma bisogna ammettere che risponde egregiamente allo scopo di garantire un certo potere al Centro-Destra, quantomeno finché le regioni dove sono storicamente forti non cambieranno colore. Calderoli è un maledetto genio, lo dico un po’ a malincuore.

Rispetto al 2006, quando i seggi se li spartirono Unione e Casa delle Libertà, da quest’anno ci saranno quattro gruppi a sedere in Senato: Centro-Sinistra, con 119 seggi, Centro-Destra, con 117, Movimento 5 Stelle, con 54 e Lista Monti, con 18. Ora viene la parte relativa alla responsabilità. La prima cosa che noi italiani ci dobbiamo aspettare da quesi parlamentari è che trovino una maggioranza per formare un Governo. La mancanza di un Governo, presumibilmente, ci costerà dei soldi, sotto forma di tasse aggiuntive, di stipendi decurtati, di prelievi sui conti correnti, sotto qualunque forma. Per questo, è meglio che si mettano d’accordo e possibilmente alla svelta. Uno schemino delle possibili ipotesi lo ha fatto il Corriere della Sera e si può vedere qui. Molti arricceranno il naso pensando “al solito inciucio”, ma vorrei che si guardasse anche alle opportunità che questo scenario ci offre. Se Centro-Sinistra e Movimento 5 Stelle trovassero un accordo, potrebbero far definitivamente tramontare l’era Berlusconi, e sarebbe un fatto storico. Se Centro-Sinistra e Centro-Destra fossero costretti a trovare un accordo, per non perdere la poca credibilità residua presso gli elettori, dovrebbero fare un’azione fortemente orientata a screditare il Movimento 5 Stelle, e penso che ci potrebbero riuscire. Monti, in questo scenario, può pensare di godersi lo spettacolo per un po’ oppure cercare un accordo con il Centro-Sinistra che, in caso di spaccatura nel M5S, potrebbe portare ad una maggioranza nemmeno così eterogenea come le altre.

In ogni caso, i proclami di chi oggi dice “mai con nessuno” sono solo un buon modo di cercare di scaricare le proprie responsabilità su qualcun altro. Trovo che cercare di capitalizzare alle prossime elezioni i problemi che un anno di ingovernabilità provocherà ai cittadini sia criminale. Non è meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso.

Weekly Photo Challenge: Lost in the Details.

Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana

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Windows with the Italian Navy jack: I liked them mainly for the rope, probably there is a short mariner, sleeping in that cabin.

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