Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Grillo e l’essere di destra o di sinistra.

Oltre un anno fa, con la precisione e la profondità che contraddistingue sempre i loro scritti, sul blog di Wu Ming è apparso uno splendido pezzo, “Appunti diseguali sulla frase «né destra, né sinistra»”, che non mi stanco di consigliare a tutti. All’epoca in cui questo post fu scritto, il fenomeno Grillo era agli albori, Pizzarotti sarebbe stato eletto Sindaco a Parma cinque mesi dopo, ma già gli occhi di Wu Ming erano sul Movimento 5 Stelle e già ne tracciavano un ritratto parecchio interessante. Oggi possiamo dare un nuovo significato al concetto di “né destra né sinistra”, così caro a Grillo e ai suoi.

Grillo ha dichiarato fino al giorno delle elezioni (e anche dopo) che il M5S non si sarebbe schierato né con la sinistra né con la destra e che, anzi, questa distinzione doveva essere superata da un movimento che il leader definisce addirittura “ecumenico”. Per chi come me fosse un po’ arrugginito, col greco, ecumenico vuol dire più o meno “che abbraccia tutta l’umanità”, un bel concetto, usato solo in ambito prettamente religioso, fino ad oggi. Nessun movimento politico si è mai sognato di andare bene per tutti, penso perché sia impossibile: in effetti, ogni scelta che un partito fa ne determina la vicinanza alla “destra” conservatrice e liberista o alla “sinistra” progressista e socialista. Un esempio banalissimo è il costo del lavoro: vanno ridotte per prime le tasse a carico dei lavoratori o quelle a carico dei datori di lavoro? “Entrambe” sarebbe una rispost ecumenica, ma incompatibile col concetto di “per prime” (e col concetto di “le risorse non sono infinite”, che è più stringente anche se meno filosoficamente profondo).

Dopo le elezioni, però, questo paradigma si deve scontrare con la realtà: la legge elettorale non ha prodotto una maggioranza in entrambe le camere, per cui su alcune decisioni i voti del M5S possono risultare determinanti. Il primo caso di questo tipo si è verificato immediatamente, con l’elezione del Presidente del Senato. Lì, a quanto pare, 18 Senatori M5S sono andati contro la linea dettata dalla maggioranza del gruppo e, invece di astenersi, hanno votato per Pietro Grasso, indicato dal Centrosinistra. Questo ha creato un immediato scontro all’interno del movimento, conclusosi con un richiamo all’ordine e un perdono (in perfetto stile ecumenico, bisogna dire) degli eretici. Tra i sostenitori del M5S ho percepito, ma magari mi sbaglio, una spaccatura perfettamente simmetrica a quella del gruppo parlamentare: una parte era soddisfatta della nomina di Pietro Grasso, persona di specchiata virtù, scelta di responsabilità, vittoria del M5S, altrimenti il PD avrebbe imposto la Finocchiaro (non che io trovi la Finocchiaro così tragicamente impresentabile, devo dire), mentre un’altra parte era molto più intransigente, contro questi comunisti, una delusione, il gesto di irresponsabili.

L’incarico a Pierluigi Bersani potrebbe portare ad una situazione ancora più estrema, per questo Grillo si sgola a ripetere che non verrà MAI data la fiducia a NESSUNO. Questo potrà sembrare irragionevole, soprattutto se bersani porterà in Parlamento una proposta di Governo compatibile con i punti programmatici del M5S, ma è una mossa necessaria al mantenimento dell’immagine “né di destra né di sinistra” del M5S. Il fatto di dare un appoggio esterno ad un governo di Centrosinistra, in un mondo civilizzato, non identificherebbe automaticamente il M5S come “sinistra”, ma l’ultimo ventennio di urla, aggiunto agli ultimi due anni di strepiti grillini, hanno trasformato l’elettorato in tifoserie, per cui, tra gli elettori M5S, quelli di sinstra esulterebbero per la fiducia, sentendosi come i salvatori di un PD in agonia, mentre quelli di destra si sentirebbero traditi e abbandonerebbero il movimento. Lo stesso identico schema, a ruoli invertiti, si presenterebbe se il Centrodestra avesse la maggioranza alla Camera, sia ben chiaro.

La cattiva notizia, per Grillo, è che ha un bel dire che il M5S non è di destra né di sinistra, ma i suoi elettori e i suoi parlamentari lo sono, eccome.

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3 risposte a “Grillo e l’essere di destra o di sinistra.

  1. Frank_Bicchiere 24 marzo 2013 alle 16:16

    Osservazioni interessanti. Qualche settimana fa mi sono ritrovato a leggere un articolo (Molto bello) dell’Annunziata in cui faceva un curioso paragone con la Lega. Affermava infatti che nei prossimi anni il M5S scemerà fino a diventare un partitino che per sopravvivere deve appoggiarsi a qualcuno. Chissà se sarà così !

    • unbombarolo 24 marzo 2013 alle 16:30

      Cosa succederà nei prossimi anni non lo so, non sono tanto bravo con i pronostici (almeno, non in ambito politico). Soltanto mi pare che non sia semplice, per Grillo, mantenere la linea del “né destra né sinistra”, perché una fetta considerevole dei suoi elettori hanno una sensibilità di parte, quindi, nel non volersi alleare con nessuno, c’è qualcuno con cui non vogliono proprio e qualcuno che in fondo non farebbe così schifo. Secondo me, Bersani può ancora giocarsela, tanto più che giornalisti e politici lo hanno già messo in croce, ormai dal pre-incarico ha solo da guadagnarci.

      • Frank_Bicchiere 24 marzo 2013 alle 20:19

        Verissimo, Io non ho mai amato Grillo e non ho mai apprezzato proprio questo atteggiamento di rifiuto verso qualsiasi cosa. Nel post elezioni speravo in un moto di responsabilità ma si sono posti davvero male con tutti.
        Credo che con questo pre-incarico sarà cruciale. Spero solo vivamente che sarà un governo abbastanza lungo da modificare quelle giuste leggi che potranno sbloccare la situazione italiana.

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