Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Il tifo e la politica.

Vorrei dire subito che con “tifo” intendo quello da stadio e non la malattia, ché sono contrario alle forme di “devono morire tutti” che vanno di moda di questi tempi.

Per me la notizia del giorno è questa: Di Canio nuovo allenatore del Sunderland e l’ex ministro degli esteri laburista Miliband lascia il ruolo di Direttore Esecutivo della squadra per le insanabili divergenze politiche con il nuovo allenatore. Vorrei sottolineare come il panorama politico britannico sia piuttosto semlice, rispetto al nostro, con un partito Conservatore (di nome e di fatto), un partito Laburista (simile per collocazione al nostro PD) e un partito Liberal-democratico (fusione di un partito Liberale e di uno Social-Democratico, un partito di centro, nel complesso). Rispetto all’Italia, la percezione del fascismo è molto diversa, ci sono stati due partiti fascisti, prima della seconda guerra mondiale, ma entrambi molto piccoli e, di fatto, storicamente irrilevanti. Anche il comunismo non ha mai attecchito veramente, quindi, di fatto, possiamo semplificare dicendo che, per un cittadino britannico, l’arco parlamentare è molto più “stretto” che per un cittadino italiano. Ciononostante, Miliband ha voluto marcare questa incompatibilità con un allenatore di calcio dichiaratamente fascista, esponendosi alle critiche dei sostenitori del suo club per una questione di principio.

Per una questione politica, Miliband ha messo da parte il tifo e rimarcato con forza il suo essere antifascista sempre e comunque.

Da noi, spesso il tifo e la politica si intrecciano in modo un po’ diverso. Noi tifiamo per i nostri partiti. Come i tifosi del calcio, questo ci rende assolutamente irrazionali e disposti a credere qualunque cosa ci venga detta. Se siamo tifosi del PD, ci sembra che Bersani abbia fatto un figurone, con i 5 Stelle, durante le consultazioni, se tifiamo Grillo viceversa. Se tifiamo Berlusconi, siamo perfino pronti a credere che Ruby menta quando dice di non essere nipote di un dittatore. Il nostro tifo politico porta qualcuno di noi a trovare giustificazioni anche per chi difende il fascismo, che, storicamente, ha preso un’Italia arretrata ma florida (Mussolini divenne Primo Ministro quando il bilancio dello Stato era in positivo, per dire) e lasciato un’Italia devastata dalla guerra e piena di famiglie che piangevano i loro morti (circa 440.000, sempre per dire).

Per una questione di tifo, a volte, mettiamo da parte la politica e ci accontentiamo dei cori da stadio, anche alle elezioni.

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