Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Simulazione o Arcade.

Intorno alla metà degli anni 90 mi ammazzavo di videogiochi. In particolare, perdevo giornate intere con le simulazioni di corse automobilistiche. A quei tempi, i giochi di macchine si dividevano in simulazioni e arcade. I giochi di simulazione, tipo la serie Formula 1 Grand Prix di Geoff Crammond o la serie di Indycar Racing di David Kaemmer. Bellissimi entrambi. Il cuore del gioco era il motore fisico che simulava il comportamento delle vetture al variare dei mille parametri che si potevano regolare: incidenza degli alettoni, altezza da terra, tipo di gomme, camber, caster, rapporti del cambio. Dall’altra parte stavano i giochi arcade. Macchine con una configurazione sempre ottimale, piste strampalate, gare in notturna, checkpoint contro il tempo, imprevisti vari lungo la gara, cose così.

Oggi questa distinzione sarebbe più difficile, da fare. In effetti, non so se esistono giochi come quelli che ricordo, sul mercato di oggi. La distinzione diventa più difficile perché in Formula 1 sono stati inseriti un sacco di elementi dei giochi arcade di una volta.

Le gare di notte. Le gare di Formula 1 non si fanno di notte. È una bestialità introdotta per averle tutte alla stessa ora in Europa. Grazie, una levataccia di meno, ma se è per andare a correre in un posto dove gli spalti rimangono vuoti, be’, reintroduciamo il GP di Olanda e quello d’Austria e facciamo prima. La cosa peggiore è che, per farli correre di notte, illuminano la pista a giorno: alla prima gara di quel tipo, qualcuno provò le visiere gialle, da luce artificiale, per poi passare a quelle neutre e, per la gara, a quelle da sole. Unico vantaggio, col buio non si vedono gli spalti vuoti.

Le gomme che non durano una mazza. Le gare sono incredibili. Tre, quattro soste per cambiare le gomme. Un tempo, esistevano le gomme da qualifica, poi qualcuno disse “ma come, gomme che durano 4 giri! che senso ha?” e le gomme da qualifica sparirono. Ora si usano gomme, in gara, che durano poco di più. Complimentoni a Pirelli che, grazie alla Formula 1, si costruirà una solida reputazione di costruttore di pneumatici che sono da buttare dopo 50 chilometri. Che poi, si parla di risparmio. Pirelli produce sei tipi di gomme, quattro mescole da asciutto e due scolpiture da bagnato, anche se, se piove forte, invece di usare le gomme da bagnato estremo (è un nome ridicolo, ma le chiamano extreme wet anche in inglese), si interrompono le gare. Quando si sciallava, c’erano due mescole da asciutto e una gomma da bagnato.

La macchina sempre a punto. La Ferrari ha una task force di ingegneri a Maranello che analizzano in tempo reale i 100 PetaByte di dati che arrivano dalle macchine e ottimizzano il setup. Le macchine sono sempre al meglio, non procedi per tentativi, nella messa a punto, hai mille persone che fanno calcoli e che ti dicono anche se, in quella data curva, devi accelerare un po’ di più o un po’ di meno. Il prossimo step saranno i piloti USB.

Questi giochi arcade mi sono piaciuti sempre molto meno delle simulazioni fatte bene. Il prossimo regolamento di F1 lo dovrebbero scrivere Crammond e Kaemmer.

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