Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Letta non mi ha chiamato al MIUR.

Enrico Letta ha presentato poco fa la lista dei Ministri del Governo che è stato chiamato a formare. A parte le polemiche sull’inciucio o sull’alleanza (ma, a meno che non ci fosse qualche eccezione alla regola matematica del dividere per 2, almeno due schieramenti dovevano mettersi insieme per fare un Governo), mi sono incuriosito su chi sono i nominati.

Enrico Letta, “giovane” vice segretario del PD, di area centrista, è il nipote di Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi. Non ne avevo avuto grande considerazione finché non ho visto la diretta streaming dell’incontro con i M5S, lì mi è sembrato decisamente preparato, se non brillante.

Angelino Alfano (interni e vicepresidente) è un personaggio difficile da identificare. Giovane, posizionato alla segreteria del PDL da Berlusconi senza un grande background, dà una cattiva impressione forse più perché, se improvvisa, viene sistematicamente contraddetto dal suo capo. Pescando tra i dirigenti del suo partito poteva andare peggio.

Filippo Patroni Griffi (sottosegretario alla presidenza) è un ex magistrato, già ministro con Monti, già segretario dell’autority per la privacy, già alto dirigente del ministero per la Pubblica Amministrazione, ha forse una collocazione leggerissimamente di sinistra. Sicuramente, per usare le parole di Letta, è uno che la patente la ha da secoli.

Mario Mauro (difesa) è un accademico, con esperienze nel centro-destra, gode della fiducia di Monti e, con Moavero Milanesi è un po’ il ticket che Letta deve pagare a Scelta Civica. Sinceramente, mi sembra uno di cui si poteva anche fare benissimo a meno.

Anna Maria Cancellieri (giustizia) è famosa per essere stata ministro dell’interno con Monti, qualcuno l’aveva proposta anche come Presidente della Repubblica: non era certo uno dei nomi peggiori in circolazione.

Emma Bonino (esteri) è fin troppo famosa, è stata ovunque, con chiunque, a fare qualunque cosa. Sicuramente un personaggio rappresentativo della nostra storia politica, piuttosto nota in Europa, della mia simpatia, qualora ne godesse, non se ne farebbe granché.

Fabrizio Saccomanni (economia) è un economista, direttore generale della Banca d’Italia dal 2006. Ufficialmente non ha mai avuto incarichi politici, o quantomeno non ha mai avuto bandierine troppo evidenti sulla schiena. Potrebbe essere un buon elemento per trattare con i vari Olli Rehn e Wolfgang Schäuble, non dovrebbero essere in condizioni di negletterlo.

Gaetano Quagliariello (riforme istituzionali) è politico dalla culla, di centro-destra moderato, dopo essere stato indicato da Napolitano tra i “saggi” ha avuto la strada spianata per arrivare ad un ministero dove, da qualche governo a questa parte, le buone intenzioni sono ordini di grandezza superiori ai risultati.

Flavio Zanonato (sviluppo) è il sindaco di Padova, del PD, alla fine del secondo mandato. Già il fatto che sia del PD e sindaco di Padova dovrebbe farci ben sperare sulle sue capacità. È stato comunista, qualche decennio fa, non è dato sapere se qualcuno lo ha detto a Berlusconi.

Maurizio Lupi (trasporti) è un volto noto del PDL, troppo noto perché possa dire qualcosa di più qua.

Nunzia di Girolamo (agricoltura) è molto giovane, avvocato, assurta alle cronache per i complimenti ricevuti da Berlusconi e per essere la moglie di Francesco Boccia, uno che nel PD è visto come tra i più stretti collaboratori di Letta. Mettendo insieme tutto, non so cosa ci sia da sperare.

Maria Chiara Carrozza (istruzione, università e ricerca) è ingegnere, dovente universitario e rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, uno dei massimi istituti universitari d’eccellenza d’Italia. Sarà che è il mio settore, ma la nomina di un personaggio di questo calibro in questo ministero mi dà qualche speranza.

Beatrice Lorenzin (salute) viene da una carriera politica in Forza Italia e PDL, difficile dire dove abbia mostrato grandi doti o altro. Il confronto (almeno ai miei occhi) con il nome precedente è impietoso.

Enrico Giovannini (welfare) economista, è presidente dell’ISTAT. Non sono un entusiasta delle statistiche, ma in teoria dovrebbe esser uno che il polso della situazione ce l’ha. Anche lui nominato tra i “saggi” di Napolitano, appare tuttavia piuttosto lontano dal mondo politico: ha collaborato con La Repubblica e Il Sole 24 Ore.

Andrea Orlando (ambiente) piuttosto giovane, del PD, non ha mai avuto grandi ruoli con cui mettersi in luce, né ha mai fatto molto altro che il funzionario di partito. Difficile da valutare.

Massimo Bray (turismo e beni culturali) è direttore editoriale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, cioè quello che sovrintende la scrittura della Treccani. Il background culturale non sembra da sottovalutare, visti certi suoi predecessori (Bondi, per dirne uno) potrebbe anche fare una bella figura.

Carlo Trigilia (coesione territoriale) è un sociologo con diverse esperienze accademiche nazionali e internazionali. Neodeputato del PD è anche alla prima esperienza politica di rilievo. Il curriculum non sembra male, ma, almeno per me, era un perfetto sconosciuto.

Enzo Moavero Milanesi (politiche comunitarie) è un giurista, è stato alla Corte Europea di Giustizia e viene confermato al ministero dove lo aveva voluto Monti. Non è emerso granché del suo operato da ministro, sui media, ma pare che in molti abbiano molta fiducia in lui.

Graziano Delrio (affari regionali) è presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia, medico, pare molto stimato sia dai suoi cittadini che dai suoi compagni di partito (PD). Poco presente sui media, nelle rare occasioni in cui ha avuto da dire, ad esempio sull’IMU, non ha dato una cattiva impressione.

Josefa Idem (pari opportunità, sport, giovani) nata in Germania, un oro olimpico, 5 campionati del mondo e svariati podi nel kayak, è sicuramente più nota per lo sport che per altro. Quando parla dà sempre un’eccellente impressione, è neosenatrice del PD, ma per formazione sembra più un tecnico, a quel ministero.

Dario Franceschini (rapporti col parlamento) è un personaggio fin troppo noto della politica degli ultimi anni. Il fatto che stia ad un ministero abbastanza marginale è tutto sommato consolante.

Cecile Kyenge (integrazione) è nata in Congo, medico, viene da una serie di incarichi locali col PD. Attivista per l’integrazione degli immigrati da anni, sebra decisamente una scelta azzeccata per quel ministero. Anche lei è alla prima legislatura in Parlamento.

Giampiero D’Alia (pubblica amministrazione) è un avvocato dell’UDC, alla quarta legislatura, benché nome poco notonel panorama politico, è tra i “veterani” del governo. Pare che sia tra i parlamentari più attivi e che, in passato, abbia espresso opinioni piuttosto controverse su temi come la libertà di espressione su internet. Non un ottimo biglietto da visita, per chi scrive su un blog.

Complessivamente, ci sono svariati “volti nuovi”, alcuni volti vecchi e francamente poco rassicuranti, diverse personalità di un certo spessore, quantomeno secondo il mio punto di vista. Sicuramente non è il Governo dei sogni di nessuno, né a destra, né a sinistra, né per Grillo. La curiosità di vedere quanto durerà e cosa riuscirà a combinare è forte, comunque.

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