Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

La sottile differenza tra 65 e 6 milioni.

L’altroieri ricorreva il ventisettesimo anniversario dell’incidente di Chernobyl, il più grave incidente della storia dell’energia atomica. Ufficialmente nell’incidente persero la vita 65 persone, tutte impegnate nelle operazioni di intervento di emergenza. Altre stime tengono in diversa considerazione l’impatto dell’esposizione alle radiazioni per la popolazione e portano a numeri di morti causate, direttamente o indirettamente, dall’incidente molto variabili, decine di migliaia, centinaia di migliaia o addirittura sei milioni. Queste stime sono probabilmente tutte opinabili, ma vengono comunemente utilizzate per avallare il fatto di essere pro o contro il nucleare. Sulla scia dell’emotività per Chernobyl si votò in Italia il referendum che nel 1987 sancì la chiusura delle centrali esistenti (e sulla scia dell’emotività per l’incidente di Fukushima si votò un secondo referendum sullo stesso tema). D’altra parte, le stime prudenti delle morti “certamente attribuibili alle radiazioni” portano a statistiche secondo cui nessuna fonte di energia è sicura come il nucleare. L’impressione è che quei numeri non siano omogenei, quantomeno.

Ora, non vorrei fare un’affermazione azzardata, ma mi pare evidente che qui qualcuno mente. In alternativa, direi che mentono tutti. Non voglio andare a vedere chi ha ragione e chi ha torto, anche perché, sinceramente, non saprei da che parte cominciare. Il problema che mi pongo è che, sulla base di queste informazioni, formiamo la nostra opinione. Va di moda parlare di “riavvicinare la società civile alla politica”, ma, proprio in uno dei momenti in cui questo è più semplice, cioè per un referendum, si fa il contrario, parlando alla gente non come ad esseri pensanti, di cui si vuole recepire la volontà, ma come ad una massa in cui incutere un sentimento di parte, possibilmente con la paura. Ricordo la campagna pro-nucleare come “senza energia nucleare moriremo tutti di fame e di freddo” e quella contro-nucleare come “con le centrali nucleari moriremo tutti di cancro”. Pochi dati, politici impreparati, giornalisti impreparatissimi (basta ricordare l’ambiguità di fusione del nocciolo o fusione del nucleo per l’incidente di Fukushima) e tecnici smaccatamente di parte (e sostanzialmente privi di ogni dote comunicativa).

È la differenza tra Bruto e Marco Antonio, dopo l’uccisione di Giulio Cesare: gli ottimi argomenti del primo non possono nulla contro l’oratoria affabulatoria del secondo che, alla fine, convince tutti a ribellarsi contro i congiurati.

Non è una cosa rassicurante, in fondo. Sarebbe bello poter ragionare su questi argomenti di rilievo non solo in base a considerazioni gastriche, ma anche con il cervello. Non che sia semplice, se i giornali riportano, per fare un esempio del tutto diverso, le stime di organizzatori e questura per ogni manifestazione. La differenza è sempre madornale, peraltro in continuo aumento. In fondo, mentire per mentire, conviene spararla grossa, sia che tu sia l’organizzatore che il questore. E dire che qualcuno si è preso la briga, in passato, di fare delle considerazioni ragionevoli sulla capienza di un po’ di piazze famose. A quel che sembra, questo articoletto, a prima vista molto sensato, è caduto nel dimenticatoio.

Quello che chiederei, a giornalisti e politici, se fosse possibile, sarebbe di non dare i numeri. In tutti i sensi.

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