Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Nome in codice: Gabbiano.

Cinquant’anni fa, guardando il cielo, avremmo forse potuto vedere un puntino luminoso muoversi velocemente: all’epoca non erano molti, gli oggetti costruiti dall’uomo in orbita e viaggiare nello spazio era un’impresa pionieristica. Solo da un paio d’anni Jurij Gagarin era diventato il primo uomo in orbita, e praticamente ad ogni missione si stabiliva un nuovo primato. Il 16 giugno 1963 la prima donna entrava in orbita a bordo della navetta Vostok 6: si chiama Valentina Tereshkova. Le navette Vostok potevano portare una sola persona, lo spazio era estremamente angusto e non potevano garantire una permanenza nello spazio molto lunga. I primi cosmonauti (i russi chiamavano cosmonauti quelli che per gli americani si sono sempre chiamati astronauti) erano selezionati tra i migliori piloti dell’aviazione militare, con prove fisiche durissime. Gagarin era stato scelto tra oltre 3000 candidati, per dire.

Il programma Vostok (che significa Est, in russo) nasceva dall’esperienza del programma Sputnik (che significa “compagno di viaggio”), con cui i russi avevano inviato nello spazio il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, e il primo essere vivente, la cagnolina Lajka. Sulla base delle navette Vostok furono sviluppate le navette Voshkod (“sorgere del sole”), in grado di portare tre persone nello spazio, da cui si fece anche la prima “passeggiata spaziale”, e da queste le capsule Sojuz (“unione”), attualmente gli unici mezzi in attività in grado di portare esseri umani in orbita. Il programma Vostok si articolava su sei missioni. Vostok-1 (nome in codice: Cedro) portò il primo uomo in orbita, come detto. Il Cosmonauta Titov, a bordo del Vostok-2 (Aquila), fu il primo uomo a trascorrere più di un giorno in orbita. Vostok-3 (Falco) e Vostok-4 (Aquila Reale), lanciati ad un giorno di distanza l’uno dall’altro, eseguirono il primo “rendez-vous” spaziale, stabilendo un contatto radio tra loro, quando si trovavano ad una distanza di pochi chilometri. Vostok-5 (Astore) fu il primo veicolo con equipaggio umano a rimanere oltre 5 giorni in orbita. Vostok-6, nome in codice Gabbiano, finalmente, portò la prima donna nello spazio. Sarà forse un caso, dopo tutti questi rapaci, per una donna si è preferito un uccello altrettanto nobile, ma  molto più delicato ed elegante.

Erano i tempi in cui la guerra fredda si combatteva anche tra le stelle, tutti questi progetti erano finanziati dai militari: di fatto, i razzi usati in tutte queste avventure spaziali altro non erano che missili balistici intercontinentali e l’idea di mettere satelliti artificiali in orbita aveva come scopo primario lo spionaggio. Mentre i russi inanellavano tutti questi primati, gli americani non rimasero troppo indietro, intraprendendo la strada che, nel giro di sei anni, li avrebbe portati sulla Luna. I russi, sempre alla ricerca di nuovi primati, si concentrarono sulla costruzione di un laboratorio permanente per ospitare cosmonauti per lunghi periodi. Nacquero così le stazioni spaziali Saljut (che in russo è un saluto simile al nostro “salve”) e, dalla emtà degli anni 80, della prima vera grande stazione spaziale, la Mir (che in russo significa svariate cose belle, come “mondo” o “pace”). Decine di cosmonauti sono stati ospitati sulla Mir, non solo russi: dopo la caduta del muro di Berlino, Stati Uniti e Russia iniziarono a collaborare, alla Mir venne installato un modulo per l’aggancio con lo Space Shuttle e improvvisamente le distanze tra le superpotenze si azzerarono.

589px-Atlantis-MIR-GPN-2000-001071(La foto è della NASA)

Oggi anche la Mir non esiste più ed è stata sostituita dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove astronauti e cosmonauti di svariate nazioni collaborano eseguendo esperimenti scientifici di interesse comune. Trascorrono mesi in orbita, in assenza di gravità, all’esterno c’è un vuoto che noi immaginiamo a fatica, un silenzio che non possiamo immaginare e una solitudine che non vorremmo mai immaginare. La ISS ha una cupola a vetri, da cui si può godere di una vista incredibile sul pianeta, come le foto del cosmonauta italiano Luca Parmitano, attualmente a bordo, dimostrano meravigliosamente.

Non ho idea delle emozioni che stare nello spazio possa dare. Credo che nelle parole sospese del Maggiore Tom, “sto qua seduto nella mia capsula di stagno lontano sopra il mondo, il pianeta Terra è blu e non c’è più niente che io possa fare” lo possano descrivere, seppure in modo pallidissimo.

(Questa versione di Space Oddity, una delle canzoni di David Bowie che amo di più, è stata cantata e registrata dal Comandante Chris Hadfield a bordo della ISS)

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