Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

La surreale storia di Ruby Rubacuori.

In apertura su tutti i quotidiani online sta un articolo sull’attesa della sentenza sul caso Ruby Rubacuori. Prima ancora che accada, è già la notizia del giorno. Non vorrei stare qua a ripetere le accuse dei magistrati o le controaccuse degli avvocati, direi che ne abbiamo già sentito abbastanza, soltanto, ripensando a tutta la vicenda, mi ritrovo sempre a trovarci una quantità di aspetti surreali tale da rimanere quantomeno basito. F4. Basito.

Per mantenere al massimo il livello del discorso su fatti che nessuno mette in dubbio, cerherò di fare riferimento solo a giornali stranieri, che, in linea di principio, dovrebbero essere meno marcatamente schierati di quelli italiani. La storia perde così un sacco di aspetti piccanti, ma resta, secondo me, surreale come una commedia di Ionesco.

Karima el Marough arriva in Italia nel 2003, a 10 anni, dopo aver subito violenze da parte di due zii, stando al suo racconto, con i genitori e i fratelli. Rimane coinvolta in episodi di fuga dalla famiglia, piccoli furti, case di correzione.

A 16 anni partecipa ad un concorso di bellezza (l’ho incontrata una volta per strada, effettivamente non passava inosservata) e viene notata da Emilio Fede, giurato del concorso, che la fa conoscere a Lele Mora. Di lì partecipa a diversi “eventi”, comprese alcune serate in una discoteca genovese, che metteranno nei guai il titolare per un’accusa di pedopornografia. Cercando su google si trovano foto e filmati.

Nel frattempo, avendo preso il nome Ruby Rubacuori a tempo pieno, partecipa a diverse serate a casa di Berlusconi, in cui succedono cose che lei stessa riporta e che si possono leggere anche sui giornali australiani. Berlusconi dovrebbe iniziare a preoccuparsi della stampa marxista leninista australiana, prima che sia troppo tardi.

Un brutto giorno, Ruby, ancora diciassettenne, viene arrestata con l’accusa di aver rubato delle cose a casa di amiche. È straniera, senza documenti, abita con una escort, Michelle Conceiçao. Questa viene presumibilmente contattata, mentre per Ruby viene disposto l’inserimento in una comunità per minori. Qui scatta il primo colpo di scena. Michelle Conceiçao telefona a Berlusconi per dirgli che Ruby è stata arrestata. Io non ho il numero di Berlusconi, lei sì.

Berlusconi chiama (o fa chiamare, poco importa) in questura, e qui parte il crescendo rossiniano, dichiara che Ruby è parente di Mubarak (potrebbe anche crederci sul serio, per quel che ne sappiamo: al limite è qualcosa che non depone a favore del suo acume) e che, per evitare un incidente diplomatico, è opportuno che venga rilasciata e data in custodia ad una persona fidata. Di lì a poco si presenta Nicole Minetti, sulla sua fiammante Mini blu (dono di Berlusconi stesso, la stessa auto che qualche mese dopo sarebbe stata sequestrata al fidanzato di Marysthell Polanco, altra ragazza del giro delle cene di Arcore, che ci portava a spasso dodici chili di cocaina – 12 chili!) che porta la ragazza a casa sua e ce la tiene per un po’.

Una volta scoppiato lo scandalo in tutto il suo fragore, la maggioranza del Parlamento italiano certifica con il voto che Berlusconi ha agito in perfetta buona fede e nell’interesse del Paese. A prescindere dall’esito del processo, la storia ha risvolti teatrali fantasmagorici. Anche considerando solo quelli che nessuno mette in dubbio.

Sipario.

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