Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

La guerra di Crimea.

La Crimea, all’estremo oriente dell’Ucraina, sembra stia per diventare un nuovo focolaio di guerra, dopo esserlo stato un sacco di volte in passato. Già nel 988 era stata teatro di una guerra sanguinosa tra Bizantini e Rus’ di Kiev: il Gran Principe di Kiev Vladimir I si alleò con l’Imperatore bizantino Basilio il Bulgaroctono, destituito in una rivolta, per riprendere il potere contro Barda Foca il Giovane, autoproclamatosi imperatore dopo una rivolta. Fondamentale fu la conquista di Cherson in Crimea, per ricacciare i ribelli e restituire l’Impero a Basilio. La città di Cherson, capitale del Chersoneso, era la principale città di Crimea, assoggettata ai bizantini. Con la caduta di Costantinopoli nel 1204 fu assoggettata all’Impero di Trebisonda e, rapidamente, passò sotto il controllo dei genovesi, che la tennero fino alla distruzione ad opera dei mongoli nel XV secolo.

La posizione strategica della Crimea al centro del Mar Nero ne ha sempre fatto un luogo conteso tra le potenze militari circostanti, infatti i mongoli la tennero per un tempo relativamente breve: nel 1476 l’Impero Ottomano ne aveva ripreso il controllo, fino alla guerra russo-turca del 1735, che ne decretò la spartizione in due aree di influenza. I russi erano particolarmente interessati ad un grande porto sul Mar Nero, che ottennero nella città di Azov: due successive guerre tra russi e turchi, nel 1768 e 1787, sancirono l’annessione dell’intera penisola all’Impero Russo. Dopo pochi decenni, nel 1854, l’Impero Russo da una parte e i turchi alleati con diverse potenze occidentali (tra cui il Regno di Sardegna) si ritrovarono a combattere in Crimea per questioni riguardanti il controllo delle zone sante della cristianità in Turchia. Nonostante la sconfitta, i russi non mollarono la Crimea, rinunciando a diverse altre regioni della Moldavia e della Bulgaria.

Nel frattempo, la città di Cherson era stata rifondata, nel 1783, con il nome di Sebastopoli, che nel frattempo era diventata il porto militare più importante della regione. Durante la guerra civile, in Crimea si svolsero aspre battaglie, essendo particolarmente forte il radicamento dell’Armata Bianca contro i Bolscevichi. Solo nel 1920 l’Armata Rossa prese completamente il controllo della penisola: dopo poco più di due decenni, in piena seconda guerra mondiale, fu invasa dai tedeschi, che presero Sebastopoli dopo un lungo e sanguinoso assedio.

Crimea

Nel 1954, l’allora leader sovietico Nikita Kruscev decise di “regalare” la provincia di Crimea, allora parte della Russia, all’Ucraina, per celebrare un trattato di pace siglato nel 1654 da russi e ucraini. C’è chi dice che fosse completamente ubriaco, quando prese questa decisione. In ogni caso, non fu probabilmente un’idea particolarmente sagace, tutt’ora la maggioranza della popolazione della Crimea è russa e non si riconosce, o si riconosce con difficoltà, nella Repubblica di Ucraina.

La cacciata di Yanukovich e la successiva “svolta antirussa” dell’Ucraina delle settimane scorse ha provocato un’immediata reazione russa: dalle navi in porto a Sebastopoli (che è rimasta la base della Flotta russa del Mar Nero, anche dopo la dissoluzione dell’URSS) sono scesi migliaia di soldati che hanno, di fatto, preso il controllo della regione. Altri soldati sembra stiano arrivando in forze e già il premier ucraino parla di una Russia che ha dichiarato guerra contro di loro. La prevalenza tra la popolazione di russi in Ucraina orientale è, d’altra parte, una realtà oggettiva: se a Kiev il sentimento filo-europeo è forte e sentito tra la popolazione, a Sebastopoli, Kharkiv (in russo si chiamava Karkhov, potrebbe ricambiare nome a breve) e in molte altre città la situazione è probabilmente molto diversa.

L’importanza strategica della Crimea come “centro di controllo” del Mar Nero è evidente, le implicazioni politiche, economiche e sociali che un eventuale intervento armato russo sono più difficilmente prevedibili. Ciononostante, vista la vicinanza, l’importanza strategica degli attori in gioco (la Russia è tutt’ora la prima potenza mondiale in termini di armi atomiche, è molto difficile supporre che intenda usarle, ma il rischio è meno concreto se evita di mettersi in guerra coi vicini) e l’importanza economica della via di passaggio di beni tra l’Europa occidentale e la Russia, in primo luogo il gas, sarebbe molto opportuno che tutte le diplomazie occidentali fossero molto attente alla situazione e che anche nell’agenda politica dei nostri parlamentari la situazione ucraina fosse messa in cima alle priorità. Magari non proprio al primo posto, dove la questione lavoro mi sembrerebbe ancora prioritaria, ma davanti alle espulsioni del M5S e al cane Dudù almeno sì.

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