Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Archivi Mensili: luglio 2014

Le sirene e la Concordia.

Stamattina la Costa Concordia ha lasciato l’Isola del Giglio, dove si era arenata 30 mesi fa, alla volta di Genova, dove sarà smantellata. La nave è lunga quasi 300 metri, larga 35 e alta 70, era al 35º posto tra le più grandi navi da crociera del mondo. Al momento del naufragio, a bordo si trovavano 4229 persone. Di queste, 32 hanno perso la vita: ciononostante, anche complice la “fortuna” che ha fatto sì che il relitto si adagiasse su un fondale poco profondo, si tratta della più grande operazione di salvataggio in mare mai eseguita. La professionalità dei membri dell’equipaggio è stata premiata dai Lloyd’s di Londra, che ha assegnato loro il titolo di “marinai dell’anno 2012“. Potrà sembrare strano, visto che i nostri media si sono dilungati molto di più sul capitano “poco coraggioso” e su altre note negative, ma, per chi con il mare convive ogni giorno, la reale portata dell’evento è stata questa, il miracolo di aver salvato oltre il 99% delle persone che erano a bordo. Per confronto, nel 1994, nel naufragio della Estonia morirono 852 delle 989 persone che erano a bordo.

La "bandiera papa" sul ponte più alto della Costa Concordia, segnale di "pronti a lasciare il porto".

La “bandiera papa” sul ponte più alto della Costa Concordia, segnale di “pronti a lasciare il porto”.

Ieri la Concordia ha issato la bandiera che, nell’alfabeto nautico, indica la P, “papa”. Questa bandiera significa “la nave sta per lasciare il porto”. Per percorrere le 200 miglia che la separano da Genova impiegherà alcuni giorni, scortata da una piccola flotta. Due rimorchiatori d’altura, uno olandese e uno di Vanuatu, due rimorchiatori antincendio, uno britannico e uno spagnolo, diverse navi per il monitoraggio ambientale, francesi, britanniche e italiane, alcuni rimorchiatori italiani che portano le barriere per il contenimento di eventuali inquinanti, una nave appoggio panamense, a cui si uniranno alcune unità militari italiane e francesi sicuramente, durante il tragitto.

La prima parte della procedura di recupero è consistita nella costruzione di una struttura sottomarina su cui “appoggiare” il relitto, che è stato poi raddrizzato su di essa. Al relitto sono stati saldati dei cassoni che, opportunamente svuotati dall’acqua, hanno consentito il rigalleggiamento della nave. La sola operazione di svuotamento dei cassoni è durata svariati giorni, l’allestimento dei cassoni parecchi mesi. Non facciamo fatica ad immaginare la soddisfazione di chi ha lavorato, in questi due anni e mezzo, quando la prua si è orientata verso il mare aperto e la Concordia ha intrapreso il suo viaggio. Stamattina le sirene l’hanno salutata alla partenza, se tutto andrà bene, la settimana prossima commenteremo il più grande recupero di un relitto mai effettuato.

Non dimentichiamo le vittime e il dolore di questa tragedia, ma non dimentichiamo nemmeno l’enorme lavoro che è stato fatto, dai primissimi istanti fino ad oggi, per rimettere il più possibile tutto a posto, uno sforzo senza precedenti, nel vero senso della parola.

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Quello che vorrei sentirmi dire da un Partito.

Non sono un fan di Renzi e credo che non sia una novità. Non amo Grillo né il suo movimento, e anche questo penso sia più che noto. Questo mi mette in difficoltà, perché non amo disperdere il mio voto. Bello votare una volta nella vita il piccolo partito eroico che, alla fine, prenderà lo 0,8% dei voti, ma non può diventare un’abitudine: ogni tanto, le elezioni bisogna anche vedere di vincerle, ché non sono le olimpiadi. In questi giorni, leggo su Twitter degli interventi al Congresso di SEL. Ci sono cose che leggo volentieri, altre meno, alcune mi lasciano indifferente.

Quello che vorrei sentirmi dire, in fondo, non è così difficile o estremo. Vorrei innanzi tutto che il mio Partito Immaginario si presentasse come un partito di sinistra. Sinistra e destra non sono concetti superati. Sono concetti che, nel tempo, hanno cambiato connotazione: è cambiata la società e, insieme, è cambiato il modo in cui la politica può dare risposte ai problemi. Non è cambiata la differenza di approccio tra chi crede che la società debba essere più presente nel proteggere i suoi membri più deboli, o più “leggera”, in modo da non rappresentare un peso per i suoi individui più forti. Questa distinzione non credo potrà mai diventare obsoleta, chi dice il contrario, di solito, vuole essere di destra ma si vergogna ad ammetterlo.

Essere di sinistra, per il Partito Immaginario, significa confrontarsi con gli altri partiti che si dichiarano di sinistra. Ovviamente, il PD in primis. Io credo che, per un partito di sinistra, attaccare il PD sia una scelta stupida e sbagliata, ma molto semplice, se non si ha la forza di esprimere idee interessanti. Il mio PI dovrebbe collocarsi a sinistra del PD e dichiarare la sua volontà di non essere alternativo a questo, ma complementare. Dovrebbe spingere per un’alleanza eterna col PD: a chi arguisse “ma allora tanto vale essere una corrente nel PD”, dovrebbe ribattere che non è così, due partiti alleati, tra centro-sinistra e sinistra, possono far meglio di uno. Possono dirigere il timone di un Governo secondo il loro peso relativo, cioè secondo la volontà degli elettori. Non è poco. Dovrebbe voler essere al posto del NCD, non attaccare il PD perché è con il NCD.

Naturalmente, dovrebbe avere delle idee. Alcuni slogan la sinistra li ripete da sempre, e non vanno mai a male. Internazionalismo, pacifismo, equa distribuzione delle ricchezze, uguaglianza, meritocrazia, ad esempio. Internazionalismo non vuol dire perdita dell’identità nazionale, vuol dire portare la propria esperienza e ricchezza e accrescersi condividendo con gli altri. Pacifismo non vuol dire “basta F35”, vuol dire “spingiamo per un vero processo di pace in Medio Oriente”: quando non ci saranno focolai di guerra per ogni dove, potremo anche dire “basta F35”. Equa distribuzione non vuol dire reddito di cittadinanza, vuol dire salari equi e tassazione ragionevole: oggi sono troppo bassi i primi e troppo alta la seconda. Uguaglianza non vuol dire omologazione, ma dare a tutti le stesse opportunità. Meritocrazia non ha bisogno di spiegazioni, ed è anche la logica conseguenza dell’uguaglianza come l’ho definita ora.

Oltre questi grandi temi, ce n’è uno che, secondo me, andrebbe affrontato con grande determinazione. Se si parla tra dipendenti, magari statali, l’opinione comune è che tra professionisti e imprenditori ci siano avvoltoi, evasori fiscali, sfruttatori della manovalanza, ogni sorta di malfattori. Se si parla tra imprenditori o commercianti, i dipendenti pubblici diventano fannulloni, burocrati, succhiasangue incompetenti. C’è, secondo me, una stratificazione di problemi, che ci porta a questo. Lo Stato ha le sue responsabilità, tra l’incapacità di raccogliere le tasse, il regime fiscale pazzesco, le sacche di inefficienza e la mancanza di incentivi o punizioni per i suoi dipendenti buoni o cattivi. Da lì, secondo me, lo Stato dovrebbe ripartire per ritrovare credibilità presso i suoi cittadini. Una volta si diceva “lavorare meno, lavorare tutti”, oggi io direi “lavorare meglio, essere più felici”.

Non chiedo tanto, ma, rispetto a quello che trovo, chiedo troppo.