Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Quello che vorrei sentirmi dire da un Partito.

Non sono un fan di Renzi e credo che non sia una novità. Non amo Grillo né il suo movimento, e anche questo penso sia più che noto. Questo mi mette in difficoltà, perché non amo disperdere il mio voto. Bello votare una volta nella vita il piccolo partito eroico che, alla fine, prenderà lo 0,8% dei voti, ma non può diventare un’abitudine: ogni tanto, le elezioni bisogna anche vedere di vincerle, ché non sono le olimpiadi. In questi giorni, leggo su Twitter degli interventi al Congresso di SEL. Ci sono cose che leggo volentieri, altre meno, alcune mi lasciano indifferente.

Quello che vorrei sentirmi dire, in fondo, non è così difficile o estremo. Vorrei innanzi tutto che il mio Partito Immaginario si presentasse come un partito di sinistra. Sinistra e destra non sono concetti superati. Sono concetti che, nel tempo, hanno cambiato connotazione: è cambiata la società e, insieme, è cambiato il modo in cui la politica può dare risposte ai problemi. Non è cambiata la differenza di approccio tra chi crede che la società debba essere più presente nel proteggere i suoi membri più deboli, o più “leggera”, in modo da non rappresentare un peso per i suoi individui più forti. Questa distinzione non credo potrà mai diventare obsoleta, chi dice il contrario, di solito, vuole essere di destra ma si vergogna ad ammetterlo.

Essere di sinistra, per il Partito Immaginario, significa confrontarsi con gli altri partiti che si dichiarano di sinistra. Ovviamente, il PD in primis. Io credo che, per un partito di sinistra, attaccare il PD sia una scelta stupida e sbagliata, ma molto semplice, se non si ha la forza di esprimere idee interessanti. Il mio PI dovrebbe collocarsi a sinistra del PD e dichiarare la sua volontà di non essere alternativo a questo, ma complementare. Dovrebbe spingere per un’alleanza eterna col PD: a chi arguisse “ma allora tanto vale essere una corrente nel PD”, dovrebbe ribattere che non è così, due partiti alleati, tra centro-sinistra e sinistra, possono far meglio di uno. Possono dirigere il timone di un Governo secondo il loro peso relativo, cioè secondo la volontà degli elettori. Non è poco. Dovrebbe voler essere al posto del NCD, non attaccare il PD perché è con il NCD.

Naturalmente, dovrebbe avere delle idee. Alcuni slogan la sinistra li ripete da sempre, e non vanno mai a male. Internazionalismo, pacifismo, equa distribuzione delle ricchezze, uguaglianza, meritocrazia, ad esempio. Internazionalismo non vuol dire perdita dell’identità nazionale, vuol dire portare la propria esperienza e ricchezza e accrescersi condividendo con gli altri. Pacifismo non vuol dire “basta F35”, vuol dire “spingiamo per un vero processo di pace in Medio Oriente”: quando non ci saranno focolai di guerra per ogni dove, potremo anche dire “basta F35”. Equa distribuzione non vuol dire reddito di cittadinanza, vuol dire salari equi e tassazione ragionevole: oggi sono troppo bassi i primi e troppo alta la seconda. Uguaglianza non vuol dire omologazione, ma dare a tutti le stesse opportunità. Meritocrazia non ha bisogno di spiegazioni, ed è anche la logica conseguenza dell’uguaglianza come l’ho definita ora.

Oltre questi grandi temi, ce n’è uno che, secondo me, andrebbe affrontato con grande determinazione. Se si parla tra dipendenti, magari statali, l’opinione comune è che tra professionisti e imprenditori ci siano avvoltoi, evasori fiscali, sfruttatori della manovalanza, ogni sorta di malfattori. Se si parla tra imprenditori o commercianti, i dipendenti pubblici diventano fannulloni, burocrati, succhiasangue incompetenti. C’è, secondo me, una stratificazione di problemi, che ci porta a questo. Lo Stato ha le sue responsabilità, tra l’incapacità di raccogliere le tasse, il regime fiscale pazzesco, le sacche di inefficienza e la mancanza di incentivi o punizioni per i suoi dipendenti buoni o cattivi. Da lì, secondo me, lo Stato dovrebbe ripartire per ritrovare credibilità presso i suoi cittadini. Una volta si diceva “lavorare meno, lavorare tutti”, oggi io direi “lavorare meglio, essere più felici”.

Non chiedo tanto, ma, rispetto a quello che trovo, chiedo troppo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: