Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

Le sirene e la Concordia.

Stamattina la Costa Concordia ha lasciato l’Isola del Giglio, dove si era arenata 30 mesi fa, alla volta di Genova, dove sarà smantellata. La nave è lunga quasi 300 metri, larga 35 e alta 70, era al 35º posto tra le più grandi navi da crociera del mondo. Al momento del naufragio, a bordo si trovavano 4229 persone. Di queste, 32 hanno perso la vita: ciononostante, anche complice la “fortuna” che ha fatto sì che il relitto si adagiasse su un fondale poco profondo, si tratta della più grande operazione di salvataggio in mare mai eseguita. La professionalità dei membri dell’equipaggio è stata premiata dai Lloyd’s di Londra, che ha assegnato loro il titolo di “marinai dell’anno 2012“. Potrà sembrare strano, visto che i nostri media si sono dilungati molto di più sul capitano “poco coraggioso” e su altre note negative, ma, per chi con il mare convive ogni giorno, la reale portata dell’evento è stata questa, il miracolo di aver salvato oltre il 99% delle persone che erano a bordo. Per confronto, nel 1994, nel naufragio della Estonia morirono 852 delle 989 persone che erano a bordo.

La "bandiera papa" sul ponte più alto della Costa Concordia, segnale di "pronti a lasciare il porto".

La “bandiera papa” sul ponte più alto della Costa Concordia, segnale di “pronti a lasciare il porto”.

Ieri la Concordia ha issato la bandiera che, nell’alfabeto nautico, indica la P, “papa”. Questa bandiera significa “la nave sta per lasciare il porto”. Per percorrere le 200 miglia che la separano da Genova impiegherà alcuni giorni, scortata da una piccola flotta. Due rimorchiatori d’altura, uno olandese e uno di Vanuatu, due rimorchiatori antincendio, uno britannico e uno spagnolo, diverse navi per il monitoraggio ambientale, francesi, britanniche e italiane, alcuni rimorchiatori italiani che portano le barriere per il contenimento di eventuali inquinanti, una nave appoggio panamense, a cui si uniranno alcune unità militari italiane e francesi sicuramente, durante il tragitto.

La prima parte della procedura di recupero è consistita nella costruzione di una struttura sottomarina su cui “appoggiare” il relitto, che è stato poi raddrizzato su di essa. Al relitto sono stati saldati dei cassoni che, opportunamente svuotati dall’acqua, hanno consentito il rigalleggiamento della nave. La sola operazione di svuotamento dei cassoni è durata svariati giorni, l’allestimento dei cassoni parecchi mesi. Non facciamo fatica ad immaginare la soddisfazione di chi ha lavorato, in questi due anni e mezzo, quando la prua si è orientata verso il mare aperto e la Concordia ha intrapreso il suo viaggio. Stamattina le sirene l’hanno salutata alla partenza, se tutto andrà bene, la settimana prossima commenteremo il più grande recupero di un relitto mai effettuato.

Non dimentichiamo le vittime e il dolore di questa tragedia, ma non dimentichiamo nemmeno l’enorme lavoro che è stato fatto, dai primissimi istanti fino ad oggi, per rimettere il più possibile tutto a posto, uno sforzo senza precedenti, nel vero senso della parola.

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