Un Bombarolo

There is nothing, nowhere, neither on earth nor in heavens, that can make the true untrue or the untrue true. (Bartolomeo Vanzetti)

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700 anni fa.

Il 18 marzo 1314, a Parigi, avremmo visto un certo trambusto. Su una pira, vicino alla cattedrale di Notre Dame, venivano arsi vivi Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay, rispettivamente ultimo Gran Maestro e Precettore per la Normandia dell’Ordine dei Cavalieri Templari. L’Ordine, dopo essere stato fondato tra la fine dell’XI e linizio del XII secolo, aveva assunto grande importanza nelle Crociate e accumulato grande potere e ricchezza, unendo una vocazione monastica (i cavalieri facevano voti di castità, povertà ed obbedienza) all’appoggio e all’adesione di membri delle famiglie più importanti d’Europa.

Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay vengono arsi vivi in un'illustrazione della fine del XIV secolo.

Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay vengono arsi vivi in un’illustrazione della fine del XIV secolo.

La fortuna dei Templari si interruppe di colpo all’inizio del XIV secolo, quando le voci sulla loro presunta blasfemia divennero insistenti e finirono con l’avvelenare il loro nome. Venerdì 13 ottobre 1307, su ordine del Re di Francia, Filippo IV il Bello, tutti i Templari vennero arrestati e i loro beni confiscati. Con la tortura, Jacques de Molay e gli altri capi dell’Ordine confessarono ogni adddebito, dall’adorazione del diavolo alla sodomia. Per questo furono condannati all’ergastolo e l’Ordine fu sciolto. In seguito, alcuni cavalieri ritrattarono, per cui la condanna passò dall’ergastolo all’esecuzione. Uno strano concetto di revisione del processo, avevano nel Medio Evo.

Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay, come detto, vennero arsi vivi a Parigi il 18 marzo 1314. Da allora, moltissimi ordini e movimenti si sono ispirati ai Cavalieri Templari, attribuendosi una discendenza più o meno diretta dall’Ordine originale. Dai Rosa-Croce, divenuti famosi nel  XVII secolo, ma secondo la leggenda fondati nel XV, a moltissime logge massoniche o ordini militari ed ospedalieri. Insieme agli emuli, poi, sorsero anche un’infinità di leggende, molte delle quali legate proprio alla morte dell’ultimo Gran Maestro.

Pare infatti che, mentre già le fiamme lo avvolgevano, Jacques de Molay abbia avuto il tempo di lanciare un certo numero di maledizioni, tutte fantasticamente avveratesi. I racconti concordano nel ricordare la maledizione lanciata contro il Papa di allora, Clemente V, il Re di Francia e il capo del tribunale che li aveva condannati, dicendo che li avrebbe chiamati a rispondere entro un anno (o entro un anno ed un giorno, a seconda delle fonti) delle loro azioni davanti a Dio. In effetti, nessuno dei tre sopravvisse fino a vedere il 1315. La maledizione era rivolta anche ai discendenti dei tre, fino alla tredicesima generazione: di questi, l’unica discendenza facile da ricostruire è quella di Filippo il Bello, i cui discendenti diretti morirono tutti entro il 1328, esaurendo la dinastia capetingia. Si racconta anche come, al momento dell’esecuzione di Luigi XVI, nel 1793, qualcuno abbia gridato “Jacques de Molay è vendicato”, ma non ci sono registrazioni dell’evento, nemmeno radiofoniche. In ogni caso, Luigi XVI era il ventitreesimo successore di Filippo IV, come successione di sovrani, e non era un suo discendente diretto: nel 1589, infatti, salì al trono Enrico IV di Borbone, designato secondo la legge salica dal suo predecessore, Enrico III di Valois, che era morto senza eredi.

Queste leggende “moderne” sono ritornate in auge in questi giorni, in prossimità del settecentesimo anniversario del rogo. Le imprecisioni sulla successione dei sovrani di Francia e la mancanza di riscontri in lingue che non siano l’italiano portano a non dar troppo peso ad una presunta maledizione ancora in piedi: secondo alcuni, Jacques de Molay aveva predetto anche la fine del Papato entro 700 anni dalla sua morte, cioè entro oggi. Nell’indecisione, fossi stato Papa Francesco, magari una preghierina l’avrei anche fatta, ma senza darci troppo peso.

Per certi versi, però, assistere ad un evento così grande sarebbe stato emozionante, per noi che guardiamo da fuori.